Rialtofil

Archivi per il mese di “dicembre, 2012”

Capitelli in laguna.. quando l’uomo rispettava il mare


CapitelloPostcard

“Chi se vante d’essar bravo in mare, xe mato da ligare”: quanta saggezza in questo detto dei pescatori.. quanta distanza, rispetto all’arroganza ostentata da certi Schettino.. e quale diversa consapevolezza (della forza  a volte imprevedibile del mare) nei capitelli votivi che costellano la laguna di Venezia. Arte povera? Certo, ma nel trionfo di plastica e luci artificiali che tende a farci dimenticare lo spirito originario del Natale, il mio omaggio natalizio va a loro: gli anonimi pescatori che in laguna hanno eretto (poggiandole su bricole di legno) queste piccole testimonianze votive. Capitelli “votivi” di cui si trova traccia nelle prime cartoline del Novecento (come quella della prima foto) e che ancora si possono incontrare oggi, navigando in laguna. Cominciando da questo che mi è particolarmente caro, a San Francesco del Deserto:

Capitello SFD

Ave Maris Stella: un omaggio ligneo alla Madonna del Mare, senza fronzoli inutili, a poca distanza dall’isola dei pescatori per eccellenza (Burano). Ritornando a Venezia da San Francesco del Deserto  incontrerete invece quello della prossima foto. Come? Prendendo il primo canale sulla vostra sinistra, appena passata l’isola di San Giacomo in Paludo (poco prima di Murano). A proposito, proprio a San Giacomo (nella cavana che dà sull’omonimo canale) è stato trovato quello che è forse il capitello votivo più antico fra quelli a noi pervenuti: risale al quattordicesimo secolo, venne ritrovato nel 1988 e trasferito nella chiesa di Santa Caterina a Mazzorbo. Questi nomi vi suonano remoti? Le isole “minori” stanno a Venezia come una collana di perle (vere) stanno al collo di una bella Signora, e quando il tempo me lo permette, è su queste perle nascoste che faccio rotta, in cerca di quei silenzi che solo la laguna sa offrire.

CapitelloSGP

Nella prossima foto, un dettaglio del capitello, con il testo vergato su una targa in rame che, nel richiamare un’antica leggenda, dice fra l’altro: “da un secolo legati con una catena, quattro pali tengono su un capitello.. e fra le barche che passano vicino, ce n’è qualcuna che porta un fiore”. Il testo (in veneziano) è firmato Marcello Bertola e datato 1954.

CapitelloSGP bis

Il terzo che vi propongo è anche il più facile da trovare: si trova alla bocca di porto del Lido. Quella che si intravvede sullo sfondo è la fortezza di Sant’Andrea (ancora integra) che insieme a quella di San Nicolò (ormai scomparsa) costituiva la barriera insormontabile per chiunque volesse entrare in laguna con intenzioni ostili: cannoni ad alzo zero su entrambi i lati, in modo da prendere le navi nemiche fra due fuochi, e una catena fra le due fortezze in tempi di guerra. La storia della Serenissima finirà soltanto nel 1797, ma a laguna inviolata (e parliamo di undici secoli, fra il primo e l’ultimo Doge): la sua non fu una capitolazione militare ma l’eutanasia di una classe dirigente (e del suo Doge di terraferma). Con la creazione (recente) di Punta Sabbioni, il mare è arretrato ma quando passate da qui, pensate che ai tempi della Serenissima questo era mare aperto! Il capitello è quindi recente e il suo posizionamento testimonia il perdurare di una tradizione antica.

CapitelloBoccadiLido

Per la prossima e ultima foto, sono debitore a Selina Zampedri. Se visiterete il suo sito, troverete foto molto più belle delle mie ma con lo stesso “fil rouge” che ci accomuna: l’amore e il rispetto nei confronti della laguna e di quell’ambiente unico che la natura ci ha regalato. Il capitello della sua foto si trova nel canale di San Secondo, non lontano dall’omonimo isolotto che è visibile dal ponte ferroviario, per chi arriva in treno.. ma quando in laguna cala la nebbia (qui chiamata “caìgo”), il risultato è questo:

SanSecondo

Il sito di Selina è: http://www.wix.com/selinazampedri/my-website

Un ottimo libro sulle isole minori è: “Navigar in laguna. Fra isole, fiabe e ricordi“, di Guido Fuga e Lele Vianello. Niente foto, ma riccamente illustrato dagli ex “allievi” di Hugo Pratt, e nelle loro illustrazioni ritroverete tutto lo spirito di Corto Maltese. Editore: Mare di Carta, Venezia.

Se alcuni dei termini qui utilizzati (come ad esempio barena o bricola) vi suonano ostici, potete utilizzare questo piccolo glossario illustrato di vita veneziana: http://rialtofil.com/2013/07/22/2219/

Buone feste a tutti,

Rialtofil

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i 150 anni di Poste italiane a Palazzo Querini Dubois


CanalGrandeMap

Dall’8 al 12 dicembre, Palazzo Querini Dubois ha ospitato la mostra itinerante allestita per il 150° anniversario delle Poste italiane (1862-2012). Palazzo Querini Dubois è una dimora storica sul Canal Grande, a due passi da quella che ospita Rialtofil e sullo stesso lato del Canale. Come resistere alla tentazione di fare una scappata? Quello che segue è un breve reportage fotografico. Un grazie agli organizzatori che hanno autorizzato la riproduzione fotografica del materiale esposto.

1) Partendo dal periodo pre-unitario, come venivano annullati i francobolli del Regno di Sicilia? A quei bolli dalla vita effimera (un anno soltanto!) ho già dedicato un articolo: http://rialtofil.com/2012/04/22/regno-di-sicilia-1859/ ma se siete curiosi di sapere come venivano apposti gli annulli “a ferro di cavallo” che ne accompagnavano obbligatoriamente l’utilizzo, eccovi la risposta:

AnnulliFerrodicavallo

2) Passiamo ai re di Sardegna che faranno l’unità d’Italia? Prima ancora di introdurre l’uso dei francobolli,  avevano ideato dei “bolli da utilizzare sui fogli di Carta Postale Bollata”, che i collezionisti conoscono con il nome di “cavallini”:

cavallini

..e quello che segue è il Manifesto camerale del 3 dicembre 1818 che disciplinava l’utilizzo dei “cavallini sardi”:

cavalliniMC

3) Arrivano i francobolli! I più noti fra quelli del Regno di Sardegna pre-unitario sono indubbiamente quelli della quarta emissione (1855). Come veniva impressa l’effigie del Sovrano?

TreLire

4) Che dire delle poste austriache che fino al 1866 ebbero giurisdizione sugli ex territori della Serenissima (e fino al 1859, anche su quelli della Lombardia)? Degna di nota è questa “promessa di taciturnità”: il giuramento di riservatezza che veniva richiesto agli apprendisti delle poste austriache e li impegnava a rispettare il segreto della corrispondenza. Questo della foto proviene dalla Dalmazia (dove ancora si parlava italiano, nella sua variante veneto-dalmata):

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5) Le cassette di impostazione come si presentavano, nei territori appartenenti all’Impero austro-ungarico? Questa era quella di Ala (Trentino, che austriaco rimase fino al 1918). Alla sua destra nella foto ne potete vedere una (in ghisa) delle Regie poste italiane:

CassetteImpostazione

6) Tempi duri dovevano essere, per i postini! Per difendersi dai banditi che infestavano le strade percorse dalle diligenze postali, in dotazione avevano queste:

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..mentre queste erano le cornette utilizzate (nel XIX° secolo) per annunciare “arriva il postiglione”! Se ci fate caso, sono proprio quelle raffigurate nei “cavallini sardi” di cui sopra (al punto 2).

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7) Plichi e pacchi postali andavano anche pesati, per determinare il costo del servizio. Nelle prossima foto, una bilancia a piatto quadrato del Granducato di Toscana e altre più piccole per la pesa della corrispondenza:

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8) Qualcuno forse ricorda che le poste italiane, in tempi non lontanissimi, si chiamavano PT: Poste e Telegrafi. A cosa assomigliavano i primi apparati telegrafici? All’incrocio fra un pianoforte e una macchina da cucire, verrebbe da dire alla vista di questo (uno Huges del 1855)! La tastiera alfabetica utilizzava tasti bianchi e neri come quelli del pianoforte, ma in effetti era soltanto l’antenata delle moderne tastiere da computer:

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..e a proposito di anniversari: tempo di festeggiare il primo compleanno di questo blog! Un grazie a chi ne ha accompagnato il cammino con apprezzamenti, critiche e suggerimenti, in questi primi 12 mesi di “vita” editoriale. A chi già si accinge a partire per le vacanze natalizie, un cordiale augurio di Buone Feste.. e a chi lavorerà fino all’ultimo giorno utile, un caloroso augurio di buon lavoro!

Rialtofil, dicembre 2012

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