Rialtofil

Archivi per il mese di “novembre, 2013”

Le affrancature in “soldi” del Lombardo-Veneto


1860

L’impero austro-ungarico aveva i suoi francobolli, il cui valore facciale era espresso in “kreuzer”. Per la corrispondenza affrancata in Veneto, tuttavia, venivano utilizzati francobolli che pur essendo in tutto simili a quelli austriaci (con l’effigie di Francesco Giuseppe, nelle emissioni del 1858 e 1859) erano denominati in “soldi”, come quelli della prima foto: una lettera da Padova a Mestre del 1860.  La stessa caratteristica (denominazione in soldi) è riscontrabile nei francobolli della terza emissione (quella per il Veneto ormai separato dalla Lombardia, a seguito della seconda guerra di indipendenza), come in questa affrancatura:

terzaemissione

.. e in quelli con l’aquila imperiale bicipite (emissioni del 1863 e 1864) come in questa lettera da Venezia ad Ancona, destinata ad un luogotenente del 4° reggimento di artiglieria di probabile origine veneta (a giudicare dal cognome):

Venezia Ancona

Nel sistema monetario imperiale, un soldo corrispondeva a un ventesimo (5 centesimi) di Lira austriaca, riprendendo il sistema monetario carolingio che ampia diffusione aveva già conosciuto negli Stati pre-unitari italiani. Le monete per il Lombardo-Veneto venivano coniate nelle due zecche di Milano e Venezia. Quella del valore di un soldo (“moneta spicciola per il Regno del Lombardo-Veneto”) era in rame, aveva un diametro di 19 mm, pesava poco più di tre grammi e si presentava così:

LV1soldo

A seguito della seconda guerra di indipendenza, a coniarla rimase soltanto la zecca di Venezia, che era ininterrottamente attiva fin dal nono secolo: inizialmente ubicata a Rialto (in prossimità di San Bortolo, come attesta un documento del 1112), era stata trasferita a San Marco nel 1277 e la sua sede definitiva venne edificata fra il 1537 e il 1545. Per limitare il rischio di incendi, dato che nelle attività di conio si raggiungevano temperature molto elevate, per l’edificio non venne utilizzato legno ma solo pietra d’Istria. La Zecca di Venezia cessò la sua attività soltanto nel 1870, dopo un millennio di onorati servizi. Nella foto a seguire, è il primo edificio sulla sinistra: tuttora visitabile, è parte integrante della Biblioteca Nazionale Marciana.

Molomarciano

A testimonianza della perdurante influenza culturale della Serenissima, i francobolli in soldi venivano utilizzati non soltanto nel Lombardo-Veneto ma anche dagli uffici postali del “Levante austriaco” in tutti i Paesi che già avevano fatto parte della Serenissima o erano stati nella sua zona di influenza commerciale (che copriva tutto il Mediterraneo orientale) come in questa affrancatura “tricolore” da Costantinopoli:

Costantinopoli

Con l’avvento del Regno d’Italia, i soldi verranno sostituiti dai centesimi (di Lira) ma forse non è un caso se nel linguaggio comune noi continuiamo a parlare di “soldi”, così come i toscani  parlano di “quattrini” (dal nome dell’antica moneta granducale) mentre in altre regioni si dice “grana” (che era l’unità di conto delle Due Sicilie) e i romagnoli dicono “bajocchi” (che era la moneta pontificia) quando vogliono dare un tono più intimo o scherzoso alle discussioni economiche, anche perché con i centesimi di euro ormai.. ci si compra ben poco!

Rialtofil

20 novembre 2013

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