Rialtofil

Archivio per la categoria “Filatelia e dintorni”

i 150 anni di Poste italiane a Palazzo Querini Dubois


CanalGrandeMap

Dall’8 al 12 dicembre, Palazzo Querini Dubois ha ospitato la mostra itinerante allestita per il 150° anniversario delle Poste italiane (1862-2012). Palazzo Querini Dubois è una dimora storica sul Canal Grande, a due passi da quella che ospita Rialtofil e sullo stesso lato del Canale. Come resistere alla tentazione di fare una scappata? Quello che segue è un breve reportage fotografico. Un grazie agli organizzatori che hanno autorizzato la riproduzione fotografica del materiale esposto.

1) Partendo dal periodo pre-unitario, come venivano annullati i francobolli del Regno di Sicilia? A quei bolli dalla vita effimera (un anno soltanto!) ho già dedicato un articolo: http://rialtofil.com/2012/04/22/regno-di-sicilia-1859/ ma se siete curiosi di sapere come venivano apposti gli annulli “a ferro di cavallo” che ne accompagnavano obbligatoriamente l’utilizzo, eccovi la risposta:

AnnulliFerrodicavallo

2) Passiamo ai re di Sardegna che faranno l’unità d’Italia? Prima ancora di introdurre l’uso dei francobolli,  avevano ideato dei “bolli da utilizzare sui fogli di Carta Postale Bollata”, che i collezionisti conoscono con il nome di “cavallini”:

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..e quello che segue è il Manifesto camerale del 3 dicembre 1818 che disciplinava l’utilizzo dei “cavallini sardi”:

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3) Arrivano i francobolli! I più noti fra quelli del Regno di Sardegna pre-unitario sono indubbiamente quelli della quarta emissione (1855). Come veniva impressa l’effigie del Sovrano?

TreLire

4) Che dire delle poste austriache che fino al 1866 ebbero giurisdizione sugli ex territori della Serenissima (e fino al 1859, anche su quelli della Lombardia)? Degna di nota è questa “promessa di taciturnità”: il giuramento di riservatezza che veniva richiesto agli apprendisti delle poste austriache e li impegnava a rispettare il segreto della corrispondenza. Questo della foto proviene dalla Dalmazia (dove ancora si parlava italiano, nella sua variante veneto-dalmata):

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5) Le cassette di impostazione come si presentavano, nei territori appartenenti all’Impero austro-ungarico? Questa era quella di Ala (Trentino, che austriaco rimase fino al 1918). Alla sua destra nella foto ne potete vedere una (in ghisa) delle Regie poste italiane:

CassetteImpostazione

6) Tempi duri dovevano essere, per i postini! Per difendersi dai banditi che infestavano le strade percorse dalle diligenze postali, in dotazione avevano queste:

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..mentre queste erano le cornette utilizzate (nel XIX° secolo) per annunciare “arriva il postiglione”! Se ci fate caso, sono proprio quelle raffigurate nei “cavallini sardi” di cui sopra (al punto 2).

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7) Plichi e pacchi postali andavano anche pesati, per determinare il costo del servizio. Nelle prossima foto, una bilancia a piatto quadrato del Granducato di Toscana e altre più piccole per la pesa della corrispondenza:

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8) Qualcuno forse ricorda che le poste italiane, in tempi non lontanissimi, si chiamavano PT: Poste e Telegrafi. A cosa assomigliavano i primi apparati telegrafici? All’incrocio fra un pianoforte e una macchina da cucire, verrebbe da dire alla vista di questo (uno Huges del 1855)! La tastiera alfabetica utilizzava tasti bianchi e neri come quelli del pianoforte, ma in effetti era soltanto l’antenata delle moderne tastiere da computer:

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..e a proposito di anniversari: tempo di festeggiare il primo compleanno di questo blog! Un grazie a chi ne ha accompagnato il cammino con apprezzamenti, critiche e suggerimenti, in questi primi 12 mesi di “vita” editoriale. A chi già si accinge a partire per le vacanze natalizie, un cordiale augurio di Buone Feste.. e a chi lavorerà fino all’ultimo giorno utile, un caloroso augurio di buon lavoro!

Rialtofil, dicembre 2012

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Da Venezia col Vapore (1850-1866)


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Chi non conosce i “vaporetti“, che a Venezia rappresentano la modalità prevalente di trasporto pubblico? Il termine “vaporetti” (tuttora utilizzato nel linguaggio comune) ci rimanda ai tempi in cui dalla navigazione a vela (o a remi) si passò alla propulsione “a vapore”, rivoluzionaria in quanto affrancava la navigazione dai capricci del vento (o dalla fatica delle braccia, per chi andava a remi). Quando e dove avvenne questo cambiamento epocale, figlio della rivoluzione industriale? Il primo prototipo funzionante fu quello varato nel 1783 dal francese Claude de Jouffroy, che per esso coniò il termine “piroscafo“. Non ebbe fortuna, e la rivoluzione francese (oltre a far ruzzolare molte teste) fece anche naufragare i suoi progetti. La paternità della navigazione (intesa come servizio di linea) “a vapore” venne di conseguenza attribuita all’americano Robert Fulton, che poteva beneficiare del motore ideato dal compatriota James Watt. A partire dal 1807, i suoi battelli a vapore cominciarono dunque a solcare il fiume Hudson: navigazione interna, perché questi battelli erano considerati inadatti alla navigazione in mare aperto (nella prima traversata atlantica del 1838, uno dei due piroscafi che si cimentarono nell’impresa fu costretto a bruciare l’arredamento delle cabine per mantenere in funzione la caldaia).

Per la cronaca, il primo dei battelli di Robert Fulton venne dato alle fiamme dai barcaioli del fiume che temevano di restare senza lavoro, e rimostranze simili ebbero luogo a Venezia qualche decennio dopo, ma diversamente dai barcaioli del fiume Hudson, i gondolieri ebbero presto modo di rifarsi grazie al nascente fenomeno del “turismo”, e tuttora li possiamo ammirare all’opera. Sempre per la cronaca, va ricordato che fino alla fine del Settecento, le famiglie nobili a Venezia avevano alle loro dipendenze un gondoliere “de casada” (lavoratore dipendente a tutti gli effetti) mentre i cittadini comuni potevano contare su una fittissima rete di gondole “da parada” (per l’attraversamento del Canal Grande) le cui ultime vestigia sono rappresentate dal servizio di “traghetto” tuttora funzionante in sette dei 22 “stazi” originari. Purtroppo per noi, anche questi stazi sono attualmente a richio di estinzione:

http://rialtofil.com/2013/07/22/2557/

In parallelo allo sviluppo della navigazione a vapore si sviluppa la storia degli “annulli di navigazione“, utilizzati per la corrispondenza che di questi mezzi di trasporto si valeva per giungere a destinazione. Nei territori allora austriaci del Lombardo-Veneto, tale compito venne svolto principalmente dai battelli “a vapore” del Lloyd Austriaco, ed ecco spiegato il significato del bollo annullatore apposto sul francobollo della prima foto (un 30 centesimi della prima emissione): “da Venezia (a Trieste) con il battello a vapore”. Come si presentava, quel piroscafo che faceva la spola fra Venezia e Trieste? Per gentile concessione dell’agenzia Bozzo, eccolo qui, il piroscafo Trieste (la foto è del 1865: un anno prima della terza guerra di indipendenza che metterà fine al dominio austriaco su Venezia):

Il piroscafo Trieste venne varato  nel 1847, i primi francobolli del lombardo-veneto vennero introdotti nel 1850. La lettera della foto di copertina è del 1858, mentre l’annullo “da Venezia col Vapore” rimase in uso fino al 1866. Ne esistono due tipi (quello della foto è il più raro) e le sue quotazioni su lettera vanno dai 110 ai 2.500 euro. Il valore economico dipende dal tipo dell’annullo e dal francobollo annullato: le quotazioni più elevate corrispondono ai francobolli della terza emissione come questo della prossima foto (8 “punti”, per il Sassone annullamenti) e per quelli della quarta emissione (anno 1863) come quello della foto successiva (10 “punti” pari a 2.500 euro, per un francobollo su lettera, e a 600 euro se si tratta di un semplice frammento).

I piroscafi del Lloyd assicuravano il collegamento regolare (via mare) con Trieste. Per il servizio di linea adibito alla navigazione interna (Canal Grande compreso) occorre invece attendere il 1881, quando ormai Venezia fa parte del Regno d’Italia. I vaporetti erano quelli della “Compagnie des bateaux Omnibus” (società per azioni a maggioranza francese); nel 1898 verrà sostituita dalla “Società Veneta Lagunare” (azienda privata, anche questa) a cui subentrerà la “Azienda Comunale per la Navigazione Interna” costituita dal Comune dopo referendum consultivo della popolazione residente, tenutosi nel 1903. La gestione diretta (azienda comunale) del servizio di linea dei vaporetti durerà per tutto il secolo e viene a cessare soltanto nel 2001 (ma senza referendum, stavolta), quando l’azienda comunale (ex ACNIL, ora ACTV) si trasforma in società per azioni. Per saperne di più:

http://www.actv.it/azienda/lastoria

I battelli a vapore andranno “in pensione” dopo la Seconda guerra mondiale, con l’arrivo dei motori diesel che sono riusciti nel “capolavoro” di appestare l’aria anche nell’unica città italiana libera dalle automobili (la loro sostituzione con motori più recenti è per fortuna in corso d’opera), ma a Venezia tuttora si dice “prendo il vapore” (o “il vaporetto”) per riferirsi ai mezzi pubblici di trasporto acqueo.

Quand’è che venne introdotta in Italia, la navigazione a vapore, e dove? La risposta smentisce molti stereotipi perché (così come per la prima linea ferroviaria) il primato sembra spettare al Regno delle Due Sicilie. Secondo Claudio Ressmann (in Rivista Marittima, Febbraio 2007):

Spetta al re Ferdinando I di Borbone ed all’aristocrazia napoletana il merito di avere sostenuto le proposte di uno straniero, il capitano marittimo francese Pietro Andriel, fervente ammiratore di Roberto Fulton e del suo battello fluviale varato nel 1807. Non avendo trovato sostenitori in Francia, Andriel espose le proprie idee alla Corte napoletana che le accolse così favorevolmente da indurre Ferdinando I a concedergli il 17 gennaio 1817 il monopolio della navigazione a vapore sulle acque del Regno. È accordato a Pietro Andriel, nativo di Montpellier il privilegio di privata della durata di 15 anni per la navigazione accelerata a mezzo di trombe a fuoco, detta navigazione a vapore, nelle acque che bagnano il litorale nei fiumi del nostro Regno delle Due Sicilie, qualunque sia il sistema di costruzione delle dette trombe. Sorse così, finanziata da membri dell’aristocrazia e del mondo economico partenopeo, la «Compagnia privilegiata per l’introduzione della navigazione a vapore nel Regno delle Due Sicilie». 

Altri sostengono che in realtà, il primato spetti al piroscafo Carolina utilizzato (nello stesso anno!) per il collegamento Venezia-Trieste: http://www.webalice.it/cherini/vapore/vaporiere.html ma siamo in epoca anteriore alla creazione del Lloyd Austriaco (che risale al 1833) e le fonti documentali mi sembrano incerte. Resta il fatto che i primi servizi di linea a vapore del Mediterraneo videro la luce in Italia, e poco importa se i primi furono borbonici o austriaci (l’Italia come entità statuale ancora non esisteva).

Nel giro di pochi anni, i piroscafi postali divennero una realtà familiare in tutti i porti mediterranei. Nella prossima foto, una lettera viaggiata nel 1859 da Genova a Messina “col vapore postale francese”, affrancata con i francobolli “sardi” dell’epoca (il Regno di Sardegna che allora comprendeva Piemonte, Liguria, Sardegna, Val d’Aosta, Savoia e Contea di Nizza) e tassata allo sbarco con 22 “grana” (la valuta in corso nel Regno delle due Sicilie, di cui rimane traccia tuttora nell’espressione “avere la grana”):

200E Tassata 22 grana Siciliani allo sbarco..e ancora a titolo di confronto, quello che segue è l’annullo postale “CIVITAVECCHIA DALLA VIA DI MARE”, di origine pontificia ma ancora utilizzato per qualche anno, quando Civitavecchia venne a far parte del neonato Regno d’Italia:

ViadiMare 10E

Per concludere vi propongo un ulteriore passo indietro nel tempo, che riguarda il periodo pre-filatelico: ben prima dell’invenzione dei battelli a vapore (e di quella dei francobolli), la Serenissima Repubblica di Venezia già utilizzava i corsi d’acqua per la consegna della posta nelle città di terraferma, sfruttando l’efficientissimo sistema di canali interni con cui si era collegata a tutte le città principali del suo Stato da Terra (compresa la Patria del Friuli). Lo testimonia questo documento del 1664, intitolato “Riforma dei Capitoli e Tariffe dei Portalettere di Udine”:

Il capitolo 3 si riferisce alle barche utilizzate per il servizio postale, mentre il capitolo 1 stabilisce che “che i portalettere debbano.. suonata la campana di mezzogiorno partir dal botteghino e andar direttamente e senza fermarsi per lo suo viaggio sotto pena di sospensione dell´officio per anni due” (!) Altri tempi.. altre sanzioni!

Bibliografia:

Alessandro Arseni, “Storia della navigazione a vapore e dei servizi postali sul Mediterraneo 1818-1839”;

Gilberto Penzo, “Vaporetti. Un secolo di trasporti pubblici nella laguna di Venezia”;

Umberto Del Bianco, “Gli annulli marittimi Italiani in uso anteriormente al 1891”;

Mario Giannelli, “Catalogo degli annulli postali di bordo sulle navi della Marina Mercantile Italiana, 1891-1995”;

Giuseppe Pulejo, “Gli annulli del servizio postale sui natanti dei grandi laghi italiani”.

Attenti ai falsi.. Achtung, Falsch!


Come difendersi dai falsi? Qualche suggerimento l’ho dato a questo indirizzo: http://rialtofil.com/2012/04/29/la-parola-ai-collezionisti-terzo-sondaggio-ebay-o-delcampe/

Premetto che nel tempo libero preferisco dilettarmi con esemplari autentici, piuttosto che occuparmi dei falsi altrui, ma dato che con l’estate proliferano invece i secondi, mi sembra utile segnalarne alcuni, perché nelle aste online raggiungono a volte quotazioni tali da far pensare che a cascarci siano in molti.. e allora parliamo almeno degli esempi più frequenti: se per alcuni si tratta di cose note, ad altri potremo evitare qualche delusione, di quelle che rischiano di allontanare molte persone dalla filatelia.

Esempio numero 1: il più divertente, lo chiameremo “leone post seduta di manicure”:

Di motivi per escludere l’autenticità di questo francobollo ce ne sono molti:

  • al giglio nello scudo mancano i pistilli (colpa della siccità?)
  • nella base della corona (parlo degli esemplari autentici), le pietre incastonate sono tre (disposte su un’unica riga), mentre questo ha tanti piccoli brillantini (versione John Travolta in Saturday Night Fever?)
  • la filigrana si è persa per strada – su questo aspetto rinvio a: http://rialtofil.com/2013/03/24/3008/
  • negli esemplari autentici, 3 delle 4 unghie del leone si protendono oltre il bordo dello scudo.. ma questo della foto è appena uscito da una seduta di manicure degenerata in amputazione parziale degli arti e bisogna capirlo, poverello.. attenzione perché di esemplari come questi ce ne sono molti (penso alle aste online, ebay in particolare) e nei Paesi Bassi risulta attiva una stamperia “in piena regola” (si fa per dire).

Potrei continuare ma direi che può bastare, per quel che riguarda questo bollo.

Esempio numero 2, le numerose imitazioni e riproduzioni del primo francobollo del Lombardo Veneto (Sassone 1):

Imitazione o riproduzione postuma perché? Innanzitutto perché le lettere N e T nella parola “centes” sono distanti, mentre nei francobolli originali la N tocca la T (la crazia superiore della N è unita a quella della T). Questa caratteristica è immediatamente riconoscibile in scansione, prima ancora di avere in mano (per averlo acquistato) il francobollo, quindi mi sembra utile segnalarla: anni fa ci sono cascato anch’io (mal consigliato da un sedicente perito di non chiara fama) e quindi so cosa si prova, a trovarsi in mano della carta straccia. Di differenze ce ne sono anche altre, ma con questa piccola dritta potete già andare “a colpo sicuro”.

Come si presenta un francobollo autentico, per quel che riguarda la distanza fra le lettere N e T? Eccone uno:

..e adesso potete confrontarlo con l’esemplare di cui sopra:

Esempio numero 3: un presunto primo francobollo del Regno di Sardegna (venduto con successo da un “artista” che di esemplari come questo ne ha piazzati parecchi):

Falso pacchiano, diranno gli esperti, ma dato che nessuno è nato esperto vogliamo lasciare da parte la “spocchia” di chi già sa e spiegarlo a tutti, il perché? Primo indizio: guardare l’angolo superiore sinistro, dove appare una perlina bianca nell’unico posto dove non dovrebbe essere (ovvero sull’angolo). Secondo indizio: negli esemplari autentici la lettera Q della parola “cinque” (in basso) è più alta rispetto alle altre lettere, mentre in questo esemplare è allineata con le altre.  Verifichiamo con un ingrandimento? Il prossimo è un esemplare autentico, guardate la posizione delle perline sull’angolo superiore sinistro:

..e confrontatele con la perlina angolare del falso:

Di differenze ce ne sono anche altre: lo zero che precede il cinque ad esempio è troppo largo (rispetto agli esemplari originali) e l’effigie del sovrano è alterata, ma in altri falsi più sofisticati di questo, la prova del cinque (la lettera Q più alta delle altre lettere) e quella della perlina angolare sono spesso gli unici indizi risolutori!

Esempio numero 4: un falso parmense (recentemente aggiudicato su ebay, e a rilanciare sono stati in molti):

Falso perché? Gli indizi sono molteplici e concordanti, ma i più facili da spiegare (per i non “addetti ai lavori”) sono due: 1. la cornice interna che è grossolana e continua, mentre negli esemplari autentici è sottile e interrotta in più punti; 2. la seconda lettera T nella parola Stati (se l’esemplare fosse autentico, il tratto graziato destro sarebbe più corto di quello sinistro: qui è addirittura più lungo). A titolo di confronto, quello che segue è un francobollo autentico e plurifirmato (Biondi, Diena e Sorani, perché con i francobolli del Governo Provvisorio di Parma vale il detto: melius abundare quam deficere):

Esempio numero 5: i falsi di Romagna.

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Falsi perché? Un indizio permette di riconoscerli a  colpo sicuro: nelle riproduzioni manca il segno segreto dell’incisore (l’interruzione fra il cerchio centrale e quello angolare in alto a destra, nell’angolo superiore destro del francobollo). Secondo indizio (assente negli esemplari qui riprodotti, ma frequente in altri falsi e riproduzioni): le due L della parola “bollo” hanno la stessa altezza, mentre negli esemplari originali, il tratto verticale della seconda L è sempre più basso. A titolo di confronto, quello che segue è un esemplare autentico (gli “indizi” per riconoscerlo come tale sono indicati in rosso):

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Mi perdonino gli esperti se il tono di questa trattazione è volutamente divulgativo (e quindi non approfondisce certi dettagli “tecnici”) ma non è per loro che scrivo queste righe: è per i semplici collezionisti, che prima o poi (e soprattutto agli inizi) si sono fatti rifilare qualche riproduzione pagandola a peso d’oro. A chi volesse approfondire, consiglio l’ottimo libro di Antonello Cerruti e Luigi Guido: “Antichi Stati Italiani. Originali e falsi”, pubblicato dalla Grafiche Guido, già recensito nella “bibliografia minima” che ho pubblicato in queste pagine. A chi pensa che qualche altro esempio illustrato potrebbe rappresentare un servizio utile per la comunità dei collezionisti, chiederei soltanto di lasciare qualche stellina di incoraggiamento su questa pagina: è l’unica forma di “remunerazione” per un sito che, come avrete notato, non effettua vendite e non accetta pubblicità.

Grazie a tutti,

Rialtofil

Un secolo fa: San Marco, 25 aprile 1912


“Come era, dove era”: la filosofia che ispirò la ricostruzione del campanile di San Marco, in questo francobollo emesso il 25 aprile 1912 e venduto esclusivamente negli uffici postali del Veneto (che all’epoca comprendeva anche le attuali province di Udine e Pordenone: non a caso il loro quotidiano locale si chiama ancora “Messaggero Veneto”). Nitido l’annullo sul francobollo, Venezia 25 aprile 1912 = primo giorno d’uso!

Il francobollo suggerisce due spunti di riflessione: uno storico-architettonico, l’altro più prettamente filatelico. Cominciamo da quello storico:

Forse non tutti sanno che, mentre la Basilica più cara ai veneziani è sostanzialmente la stessa da molti secoli, il suo campanile (dal cui tetto si ammira la miglior vista della laguna, ed è un’esperienza che consiglio a tutti!) subì un crollo nel 1902 (il 14 luglio). La ricostruzione del campanile fu oggetto di discussioni accese (come spesso accade a Venezia) che per fortuna si conclusero con quella decisione: ricostruirlo “come era, dove era”. La ricostruzione durò 10 anni, ma il risultato si integra a perfezione nella piazza più bella del mondo perché ne rispetta forme e proporzioni e materiali, al contrario di certi interventi più recenti (quali il ponte di Calatrava), sui quali è meglio stendere un velo pietoso. Per illustrarne il senso, guardate questa cartolina del 1900: il campanile è quello “originale” e porta i segni del tempo (che avrebbero forse suggerito qualche intervento di manutenzione preventiva.. prima del crollo) ma nell’insieme, la Piazza era quella che potete vedere tuttora:

Secondo motivo di interesse: dal punto di vista filatelico, si tratta di uno dei primissimi francobolli “commemorativi”. Nei suoi primi 50 anni di vita, il Regno d’Italia si era infatti limitato a produrre francobolli raffiguranti l’effigie del re o lo stemma sabaudo nelle sue varie declinazioni. Quello dedicato al Campanile di San Marco “commemora” invece un evento specifico, onore che fino ad allora era stato riconosciuto soltanto a due avvenimenti: il Cinquantenario del Risorgimento (anno 1910, la serie di 4 valori con effigie di Garibaldi) e il Cinquantenario dell’Unità d’Italia (emissione del 1911, quattro valori). Nei suoi pochi mesi di utilizzo (il francobollo ebbe corso soltanto dal 25 aprile al 31 dicembre 1912!) il francobollo “commemorativo” da 5 centesimi venne principalmente utilizzato per affrancare cartoline, come questa del 2 giugno:

..mentre il suo “fratello maggiore” da 15 centesimi venne utilizzato per le lettere, come questa da Venezia a Padova del 29 aprile:

La cosa più divertente che conservo in collezione è tuttavia un’altra. Guardatelo bene, questo esemplare  apparentemente simile al francobollo originale:

Già trovate, le differenze? In effetti sono abbastanza macroscopiche: in alto, questo esemplare porta la scritta “Campanile S. Marco” al posto di quella “Poste Italiane”; in basso, “Venezia” con il leone di San Marco (!) al posto dello stemma sabaudo (!!!) e dell’indicazione del valore facciale. Eppure, questo bollo sembra essere stato regolarmente utilizzato e accettato dalle Poste!

Che pensare, di un caso così sorprendente di frode postale? Provocazione “politica” di qualcuno che non amava lo stemma sabaudo? Goliardata erinnofila? O dobbiamo forse pensare ad un falso d’epoca? Il movente economico mi sembra irrisorio, dato il valore facciale del francobollo (5 centesimi) e comunque i falsari cercano generalmente di produrre esemplari inconfondibili (o quasi) dagli originali, mentre questo decisamente non lo è.. cha sia falso anche l’annullo? Non credo. Gesto di ispirazione dannunziana? Stampigliate in nero (oltre all’annullo Venezia) sul francobollo appaiono anche le lettere “Mostra Rivo…”; che si tratti di questa? http://www.vaccarinews.it/index.php?_id=5253

Un’ultima domanda: cosa pensare dell’ufficio postale che accettò (se lo accettò) un francobollo privo di valore facciale e del Sacro stemma sabaudo? Fu distrazione o connivenza ? Agli esperti l’ardua sentenza.. a chi invece volesse invece approfondire la storia del Campanile, vivamente consiglio l’ottimo blog dell’amico Giandri:

http://home.giandri.altervista.org/0400/007CampanileSanMarcoCostruzione.html

Quanto alla cerimonia di inaugurazione del nuovo campanile, potete assaporarne l’atmosfera in questo cortometraggio d’epoca (e senza i discorsi delle autorità, perché era ancora l’epoca del cinema muto):

http://nuovavenezia.gelocal.it/foto-e-video/25-aprile-1912-venezia-in-festa-per-il-nuovo-campanile-1.4417990

Post scriptum 12 giugno:

Non tutti sanno (e non lo sapevo nemmeno io, fino a poche settimane fa) che la ricostruzione del “Paron de casa” (come viene affettuosamente chiamato il campanile) è anche all’origine del primo volo turistico italiano: il 25 aprile 1912, giorno dell’inaugurazione, dalla spiaggia dell’Hotel Excelsior decollava infatti un biposto Caproni con il primo passeggero pagante della storia dell’aviazione italiana! Nel centenario dell’avvenimento, l’Associazione Amici Aeroporto G. Niceli (l’aeroporto del Lido di Venezia) ha organizzato quest’anno una mostra fotografica e in occasione dell’evento, le Poste italiane ci hanno offerto questo splendido annullo filatelico:

Gli annulli dell’Impero russo. Russian Empire, the Cancels.


Per “Impero russo” si intendono i territori che facevano parte della Russia zarista nel periodo intercorso fra il 1721 (Pietro il Grande) e il 1917 (rivoluzione russa). Pensate che l’Impero romano fosse enorme? Considerate allora che nel momento di massima estensione raggiunse i 6.500.000 km² (chilometri quadrati), pari a circa 20 volte la superficie dell’Italia. Bene, nel 1866 l’Impero russo superava i 23 milioni di km² (23 milioni!) ovvero l’equivalente in superficie di 76 Italie. Per averne un’idea (limitata ai territori euroasiatici, ad esclusione quindi dell’Alaska), potete zoomare su questa mappa:

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/64/Russian_Empire_Map_1912.jpg

A titolo di confronto con i confini attuali (e limitando il ragionamento alla parte europea dell’Impero) va considerato che la Russia zarista dell’epoca (fino alla prima guerra mondiale) comprendeva ad esempio:

Варшава = Varsavia, e gran parte della Polonia attuale (dal 1863 al 1917) e ancora:

= Helsinki e la Finlandia tutta: furono i russi (nel 1812) a trasferire la capitale finlandese da Turku ad Helsinki, in quanto più vicina a San Pietroburgo e dunque più facilmente controllabile o “bombardabile” dal mare (quello Baltico) in caso di rivolte.. e ancora: i tre Paesi baltici (nella foto qui in basso: una lettera da Riga a Parigi, con francobolli russi e annullo Рига in cirillico), la Bielorussia (“Russia bianca”) l’Ucraina e parte della Moldova (chiamata “Bessarabia”), per non parlare di Armenia, Georgia e altri Paesi a cavallo (dal punto di vista culturale) fra Europa e Asia.

Tanto grande era il suo Impero, che lo Czar si tolse lo sfizio di svendere (nel 1867) l’Alaska agli Stati Uniti d’America, e lo fece “per un pugno di dollari”:  5 dollari a km², per l’esattezza, il prezzo di vendita (= 7 milioni di dollari, il prezzo complessivo pagato per un territorio di superficie pari al quadruplo dell’Italia). Per la cronaca, non fu questo il primo “buon affare” della storia americana: qualche decennio prima, nel 1803, gli Stati Uniti avevano triplicato (!) il loro territorio acquistando da Napoleone (molto indebitato,  a causa delle sue guerre in Europa) i territori francesi del  Mississippi.. pagandoli la miseria di 60 milioni di franchi (15 milioni di dollari) e ricevendone in cambio 2 milioni e 200.000 km² di territorio (il “Louisiana Purchase“).

Tornando alla Russia, l’occupazione delle terre a est degli Urali (il Far East) fu un’epopea comparabile a quella del Far West americano, anche se avvenne con modalità e motivazioni diverse. Capitale dell’Impero, per volontà di Pietro il Grande (che la fece costruire dal nulla su un terreno paludoso e dal clima ostile: nell’opera perirono 20.000 servi, che spesso lavoravano a mani nude!) era diventata San Pietroburgo:  la finestra della Russia sull’Occidente, opera dei migliori architetti italiani e francesi (che meriterebbero un capitolo a parte, ma sarebbe “fuori tema”). Ovvio quindi che negli annulli numerali, quando vennero introdotti, il numero 1 fosse sinonimo di San Pietroburgo, ovvero la capitale dell’epoca (tale resterà fino alla rivoluzione d’ottobre):

Il primo francobollo russo venne emesso il 10 dicembre 1857 ma gli annulli postali russi, come del resto quelli di altri Paesi, sono ad esso anteriori e si possono dividere in tre categorie:

1. nominativi (con il nome della località esplicitato a chiare lettere);

2. numerali (laddove ogni numero si riferisce ad una ben precisa località);

3. “muti” (laddove un simbolo grafico rinvia ad una località, la cui identificazione richiede qualche conoscenza di storia postale).

Per la cronaca, la prima lettera “russa” a noi pervenuta (non chiedetemi che prezzo abbia:  credo proprio che non sia in vendita!) è quella inviata nel 1391 da Azov a Venezia: all’epoca conosciuta con il nome di Tana, era l’avamposto più avanzato dei mercanti veneziani,  in quella che era la loro “via della seta”:

http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/cmr_0008-0160_1987_num_28_1_2095

http://med-slavery.uni-trier.de:9080/minev/MedSlavery/Members/bibuser/Bibliography/articlereference.2007-02-26.0560606662

http://en.wikipedia.org/wiki/Postage_stamps_and_postal_history_of_Russia (per la lettera del 1391 da Azov a Venezia).

In questa pagina, verranno pubblicati esempi (annotati e in ordine alfabetico, per facilitarne la consultazione) di annulli russi che, essendo ovviamente in cirillico, non sono sempre di agevole comprensione per i collezionisti non russofoni. Considerando l’interesse storico di tali annulli, la loro bellezza intrinseca e (perché no) il valore commerciale di quelli più rari, mi sembra una lacuna degna di essere colmata, per quel che riguarda il pubblico italiano: in lingua inglese sono disponibili alcune pubblicazioni (poche, per la verità), e un paio di siti specializzati (ma non sempre accessibili al pubblico, per quel che riguarda le sezioni più interessanti) fra cui consiglio questo in particolare:

http://www.rossica.org/

..e prima di iniziare con la lista alfabetica, un grazie a Julia per avermi assistito in questa piccola ricerca, che senza il suo aiuto non sarebbe stata possibile.

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  Annulli in ordine alfabetico

(quello dell’alfabeto russo, che trae origine da quello greco, adattato alla pronuncia delle popolazioni slave “cristianizzate” da Cirillo e Metodio, e per questo chiamato “cirillico”)

1. Авзяно-Петровскъ = Avzyano-Pietrovsk, Oblast di Orenburg, Urali del Sud: una località talmente piccola che farete fatica a trovarla su una carta geografica!

2. Баку = Baku, sul Mar Caspio, l’attuale capitale dell’Azerbaigian (Azerbaijan):

3. Владикавказ (letteralmente: “Padrona del Caucaso”) = Vladikavkaz, capitale dell’Ossezia settentrionale:

4. Борзна = Borzna (attualmente in Ucraina):

5. Варшава = Varsavia: con la caduta di Napoleone e la fine del Ducato di Varsavia, gran parte della Polonia attuale venne governata dallo Czar di Russia, inizialmente come Regno del Congresso (dal Congresso di Vienna al 1830) e successivamente come parte integrante dell’Impero, dal 1863 al 1917!

6. Енисейск = Ienisejsk (Siberia Orientale) su affrancatura del 1909 con 2+2 copechi:

7. Киев = Kiev (l’attuale capitale ucraina) nella grafia dell’epoca che era diversa da quella attuale:

8. Клин = Klin, capoluogo distrettuale (distretto di Klinsky) sulla strada che da Mosca conduce a San Pietroburgo:

9. Либава = l’attuale LIEPAYA (in lingua lettone), città dai molti nomi (LIBAU for the Germans, LIBAVA in Russian) che riflettono le vicissitudini storiche della Lettonia:

10. Москва = Mosca (ricordando che, come già detto all’inizio, nel periodo storico qui considerato la capitale non era Mosca ma San Pietroburgo):

11. Новгород = Novgorod, su affrancatura tricolore (7+2+1, a formare la tariffa da 10 copechi) del 1902:

12. Нурмес= Nurmes, nella Carelia Settentrionale (Pohjois-Karjala, in finlandese). La Carelia è la regione dei grandi laghi (Ladoga e Onega, i più grandi laghi europei!) e fu a lungo contesa dai due Paesi confinanti. Attualmente è divisa fra Russia e Finlandia, con la Carelia settentrionale in territorio finlandese e la Repubblica di Carelia che fa parte della Federazione Russa.

13. Одесса = Odessa (attualmente in Ucraina) sul Mar Nero, epicentro di una regione strategica e carica di storia: già tartara dal 1241 (“il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, lo ricordate?) e ottomana dal 1529 fino alla guerra russo-turca del 1787-1791, che diede allo Czar l’ambito sbocco sui Mari del Sud:

14. Рига = Riga (parte integrante della Russia zarista dal 1721, la Lettonia ottenne l’indipendenza alla fine della prima guerra mondiale, per perderla con la seconda e riacquistarla soltanto nel 1991):

15. Санкт-Петербург = San Pietroburgo, nelle sue tre varianti:

15a) quella storica, in vigore fino alla prima guerra mondiale (e ripresa soltanto nel 1991, alla fine della guerra fredda):

15b) quella di Pietrograd, utilizzata dal 1914 al 1924:

15c) quella di Leningrado (la pubblico per completezza, ma siamo già oltre il periodo storico oggetto della trattazione, che è quello “imperiale”), in uso dal 1924 al 1991:

16. Саратов = SARATOV, porto sul Volga e capoluogo dell’omonima “oblast” (regione amministrativa):

Saratov1

17. Таганрог = TAGANROG, base militare della marina imperiale russa sul Mar d’Azov (in cui la presenza italiana sembra essere una costante!) da cui proviene la foto di copertina: una lettera del 7 agosto (calendario russo) 1881 per Palermo, su carta intestata di Giuseppe Viacava, agente assicurativo:

18. Харьков = Kharkov (in russo) o Kharkiv (in lingua ucraina), che attualmente è la seconda città dell’Ucraina (per numero di abitanti), su lettera del 1908:

 ..e per concludere, ANNULLO A MANO sul primo francobollo russo! Emesso il 22 dicembre, su disegno di Franz (Feodor) Kepler, questo francobollo ebbe corso legale dal primo gennaio 1858 nei territori dell’Impero russo, nel Regno di Polonia e nel Granducato di Finlandia. L’annullo a mano (come in questo esemplare) è tipico dei primi mesi d’uso, e conforme alle istruzioni del Ministero delle Poste, in quanto gli uffici postali periferici non erano ancora provvisti di timbri, e il territorio dell’Impero russo da rifornire era enorme. Il francobollo, del valore facciale di 10 copechi, corrispondeva alla tariffa per la corrispondenza di peso pari o inferiore a 12,8 grammi.

1st Russian stamp

Every Country has its Number One!


This page is dedicated to those who read me from abroad, and it is my tribute to their stamps, which are of course as interesting as the Italian stamps. With the exceptions of Italy and Germany, when the 1st stamp of the world was issued (Queen Victoria, in 1840), Western European countries were more or less the same as today, the newcomer being Belgium (which was only created in 1830). The situation was very different in Central and Eastern Europe, where the Austrian and the Ottoman Empires were still encompassing a very large number of countries which only recovered their independence with the 1st World War, and the Russian Empire (still ruled by the Czar) encompassed a huge territory including Poland, the Baltic States and Finland! To have an idea, this is a map of Europe in 1840:

As regards Germany and Italy, they were still divided into a number of small States, and this makes their case unique (and so exciting) because each of these States had its “number one”, and discussions in Italy were very fierce on whether the 1st Italian stamps are those issued by the Austrian Empire for its Italian territories in 1850 (Lombardo-Veneto Kingdom) or those issued by the King of Sardinia in 1851 (since it is this Kingdom that later became the Kingdom of Italy, but only in 1861 and after a couple of wars).

Starting from the easy examples, may I now introduce the 1st stamps issued in: England, Belgium and the Netherlands, with a short explanation for my Italian readers? All stamps belong to my collection, unless otherwise indicated.

1840, Queen Victoria, the Penny Black. Does it need to be introduced? Ha bisogno di presentazioni? No, tutti lo conoscono, il primo francobollo della storia. Penny Black, anno 1840, con effigie della Regina Vittoria e filigrana a corona (seconda scansione):

Questi due esemplari erano “vicini di casa” (la tavola da cui furono stampati; la loro posizione è individuabile grazie alle lettere dell’alfabeto utilizzate, e facilita ovviamente il plattaggio) quindi credo che ritrovarsi insieme in questa foto gli farà piacere. Quanto alla filigrana (invenzione italiana, su cui ho già pubblicato un articolo in questo blog) è ben visibile sul dorso e vi aiuterà a distinguere un Penny Black originale dalle riproduzioni postume. In questi due esemplari è particolarmente nitida, e aiuta a capire perché venga chiamata filigrana “a corona”:

1849: the 1st Belgian stamp! Staccatosi dai Paesi Bassi nel 1830, l’ultimo nato fra i Paesi europei decise di distinguersi dai cugini olandesi e li precedette di ben tre anni nell’emissione del suo primo francobollo. Il loro “numero uno” è questo 10 cents che raffigura il primo Re del Belgio, Leopoldo Primo (Leopoldo Giorgio Cristiano Federico di Sassonia-Coburgo-Gotha, come recita la sua biografia):

1852: arrivano gli olandesi! Con l’effigie di Re Guglielmo III°, Willem Alexander Paul Frederik Lodewijk, nato a Bruxelles nel 1817 (quando Bruxelles ancora faceva parte dei Paesi Bassi!) quello che segue è il primo francobollo dei Paesi Bassi. Avrete notato che finora, i primi francobolli di ogni Paese raffigurano sempre la testa coronata del Sovrano rispettivo (la Sovrana, nel caso inglese). Un’eccezione interessante è quella del Regno di Sicilia, per la quale rinvio all’articolo che troverete nella categoria “Antichi Stati” (alla voce “Regno di Sicilia”, ovviamente).

1857: il primo francobollo russo! Emesso il 22 dicembre, su disegno di Franz (Feodor) Kepler, questo francobollo ebbe corso legale dal primo gennaio 1858 nei territori dell’Impero russo, del Regno di Polonia e del Granducato di Finlandia. L’annullo a mano (come in questo esemplare) è tipico dei primi mesi d’uso, e conforme alle istruzioni del Ministero delle Poste, in quanto gli uffici postali periferici non erano ancora provvisti di timbri, e il territorio dell’Impero russo da rifornire era enorme ( su questo ho scritto un articolo a parte, con la mia collezione di annulli russi). Il francobollo, del valore facciale di 10 copechi, corrispondeva alla tariffa per la corrispondenza di peso pari o inferiore a 12,8 grammi.

1st Russian stamp

Un francobollo da 1,8 milioni di dollari. Vi interessa?


..non è uno scherzo, eccolo qui:

Battuto all’asta per 1,8 milioni di dollari, quest’anno, a Basilea:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/bw/2011-06-09_109670994.html

Come i collezionisti sanno, il francobollo da “mezzo grano” del Regno di Sicilia (stampa calcografica, anno 1859, con l’effigie di Ferdinando II°) era arancione. Questo esemplare rappresenta un errore di colore, e la sua rarità è ovviamente una di quelle che si pagano.. a peso d’oro.

1,8 milioni di dollari non vi bastano? Procuratevi (se ci riuscite) il Treskilling giallo svedese del 1855 (altro errore di colore: giallo anziché verde). Esemplari esistenti: uno. Al suo penultimo passaggio di proprietà, nel 1996, era stato aggiudicato per 2,5 milioni di franchi svizzeri. Rivenduto all’asta nel 2010, a Ginevra, il prezzo di aggiudicazione è rimasto segreto, cosí come l’identità dell’aggiudicatario..

Altro esempio, reso noto da un celebre film? l’Inverted Jenny (o Upside Down Jenny): francobollo americano da 24 cents del 1918, di cui 100 (cento) esemplari furono per errore stampati con l’aeroplano rovesciato (“upside down”: a testa in giù). Nel 2005, una quartina è stata aggiudicata per  2.970.000 dollari; il valore di un singolo esemplare si aggira intorno agli 800.000 dollari. Il “Gronchi rosa”, al confronto, è un francobollo comune (in circolazione ce ne sono ben 79.455 esemplari, e il suo valore di mercato si è più che dimezzato, in confronto alle quotazioni raggiunte negli anni 90)!

Avviso ai naviganti:

regola numero 1: diffidate di chi fa balenare miracolosi ritrovamenti nella soffitta del bisnonno, e dicendo che “di francobolli non me ne intendo” mette all’asta certe “rarità” (rigorosamente non garantite: clausola “visto e piaciuto”!) su una nota piattaforma di vendite online. Guardate il francobollo della foto, e contate le firme peritali che lo accompagnano: in 152 anni di vita, difficile pensare che nessuno si sia mai accorto della rarità di ciò che aveva per le mani (e se di cose autentiche si trattava, è molto improbabile che nessuno le abbia mai fatte periziare, in 152 anni!).

regola numero 2: se capita a voi, di ricevere una perla rara in eredità, non svendetela su ebay (dove il numero di falsi in vendita appiattisce le quotazioni, e il valore medio di aggiudicazione). Con un certificato peritale, lo stesso oggetto spunterà un prezzo di vendita ben superiore! Se si tratta di monete (antiche) o francobolli rari, scrivetemi pure (rialtofil@gmail.com) e vi dirò come valorizzare il “ritrovamento” (nel senso di consigliarvi un buon perito e magari una casa d’aste, di quelle serie).

PS un vecchio articolo ancora attuale (per confrontare le quotazioni del Gronchi rosa con quelle attuali): http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/11/19/un-investimento-dove-vince-chi-trova.html

BIBLIOGRAFIA minima


Questa nota introduttiva è dedicata a chi si avvicina alla filatelia e desidera collezionare Antichi Stati italiani: i francobolli più ricercati del mondo, i più belli, i più interessanti dal punto di vista storico, perché al momento dell’introduzione dei primi francobolli, l’Italia ancora non esisteva. La rarità di questi francobolli (che in alcuni casi hanno avuto corso soltanto per pochi mesi, e in ambiti territoriali limitati, come ad esempio la Sicilia) si riflette ovviamente nel valore commerciale dei medesimi. Anche se il prezzo di mercato di un francobollo difficilmente raggiunge il suo valore teorico di catalogo, questo è comunque il punto di riferimento per ogni asta o trattativa privata che si rispetti. Il primo investimento da fare è quindi un buon catalogo. Mentre per i francobolli del Regno d’Italia (e quelli successivi) il mercato offre varie pubblicazioni, per gli Antichi Stati italiani il punto di riferimento utilizzato dal 90% dei collezionisti è il Sassone (per i puristi: Sassòne, con l’accento tonico sulla o). Per cominciare, la vostra piccola biblioteca dovrebbe quindi comprendere:

il Sassone Antichi Stati Italiani, praticamente indispensabile per chi colleziona francobolli dell’Italia pre-unitaria. Prezzo copertina 90 euro, e il

il Sassone Annullamenti: prezzo copertina 90 euro, l’edizione precedente risaliva al 2006! L’edizione del  2010 presenta alcuni significativi miglioramenti e ha raccolto molte segnalazioni dei collezionisti, confermandosi come opera di riferimento insostituibile. Unico rimpianto da parte mia: peccato che l’editore non voglia per il momento sfruttare le potenzialità di Internet: una versione online, eventualemente consultabile in modo selettivo in cambio di un (modico) pagamento, verrebbe incontro alle esigenze dei molti collezionisti interessati agli annulli di una certa regione, senza obbligarli ad acquistare l’opera omnia. Secondo me, la consultazione online offrirebbe maggior flessibilità di fruizione, rispetto alla versione cartacea, senza contare la possibilità di aggiornamenti più frequenti, rispetto all’attuale cadenza quadriennale: il mercato evolve, e quattro anni sono lunghi.

Seconda tappa, se agli Antichi Stati vi state appassionando:

A. Cerruti e L. Guido, “Antichi Stati Italiani, Originali e Falsi”. Prezzo copertina 50 euro. Opera meritoria, vista la quantità di falsi e riproduzioni in circolazione e la difficoltà di riconoscerli in tempo, per il collezionista alle prime armi (e non solo), in assenza di un’opera divulgativa come questa. Ottima la grafica, chiare le descrizioni, gli autori meriterebbero un monumento (sul genere di quello dedicato al Colleoni a Venezia, unico monumento equestre tollerato in laguna).

U. Ballabio, Tavole cromatiche della quarta emissione di Sardegna e (dal 2010) Manuale di classificazione della quarta emissione di Sardegna (prezzo di copertina: 80 euro). Dato che il Rattone e le tavole Bolaffi sono ormai introvabili, diventerà il punto di riferimento obbligato e lo merita, per l’ampiezza e la serietà del lavoro svolto, con decine di scansioni ad illustrare tutte le tinte classificate dal Sassone, e anche qualcuna in più!

Paolo Cardillo, “Prove, saggi e ristampe della II e III emissione del Regno di Sardegna” (Vaccari 2013), un agile volumetto da 30 euro che consiglio per tre motivi: l’inedita scala delle valutazioni in punti delle prove, saggi e ristampe (utile per dare una valutazione economica ad esemplari finora trascurati dai cataloghi), l’ottima traduzione in inglese (che lo rende consultabile anche all’estero), e la lacuna che (meritoriamente) intende colmare. Tentativo a mio parere riuscito, grazie alla pazienza certosina dell’autore e alla serietà con cui, prima di dare alle stampe il libro, ha verificato le sue ipotesi di lavoro su un ampio materiale di confronto e avvalendosi della collaborazione dei migliori periti italiani.

A. Zanetti, Annullamenti Lombardo-Veneto e Levante Austriaco (Sirotti Editore, Milano 1979). Ormai introvabile, ed é un peccato: a differenza dal Sassone annullamenti, che si limita ad una descrizione delle tipologie di annulli, non sempre supportata da illustrazioni adeguate, lo Zanetti riproduce tutti gli annullamenti in modo tale da agevolarne il riconoscimento, anche per i non addetti ai lavori.

.. e all’estero come li valutano, i nostri gioielli filatelici?

Yvert et Tellier: il catalogo più utilizzato nei paesi francofoni. Per l’Italia, vi basterà il volume 3, seconda parte.

Scott, in 6 volumi, il Bignami della filatelia mondiale; punto di riferimento obbligato nei paesi anglofoni.. per l’Italia procuratevi il Volume 3.

Ferchenbauer: la bibbia filatelica nei paesi di lingua tedesca e non soltanto. 4 volumi, prezzo copertina 245 euro, purtroppo.. ma per il Lombardo-Veneto vi basterà il Volume 1, se riuscite a procurarvelo.

Vi appassionano gli annulli di navigazione? Tre libri per voi:

Umberto Del Bianco, “Gli annulli maritimi Italiani in uso anteriormente al 1891”,

Mario Giannelli, “Catalogo degli annulli postali di bordo sulle navi della Marina Mercantile Italiana, 1891-1995” e

Giuseppe Pulejo, “Gli annulli del servizio postale sui natanti dei grandi laghi italiani”.

.. e per finire, qualche monografia relativa ai singoli Antichi Stati:

per la Sicilia: G. Gatto e G.A. Natoli, “1859-1860 STORIA POSTALE DEI FRANCOBOLLI DI SICILIA”, 2008, prezzo copertina 150 euro.

per Napoli:  Emilio Diena, “I FRANCOBOLLI DEL REGNO DI NAPOLI E I DUE PROVVISORI DA MEZZO TORNESE DEL 1860”, rist. 1992 – 2a edizione 2008, prezzo copertina 40 euro.

per il Lombardo-Veneto: Diena, Rivolta e Fiecchi, “REGNO LOMBARDO VENETO, la prima e la seconda emissione” (peccato che non copra le emissioni successive), risale al 1990 e non mi risulta che sia stata ristampata. Per gli annullamenti, a parte il già citato Zanetti, va menzionato Alianello, autore di un “Annullamenti del Lombardo-Veneto e del Levante Austriaco” (Milano, 1976).

per il Ducato di Parma: Emilio Diena, “Ducato di Parma, emissione 1857 -1859 e Note sui Francobolli del Governo Provvisorio”, edizione 1989.

Avviso ai naviganti:

Pagina in costruzione, e senza alcuna pretesa di completezza. Le vostre segnalazioni mi aiuteranno a migliorarla, fermo restando che questa é soltanto una bibliografia minima, e non ha pretese di diventare un’opera omnia. Le mie scuse agli editori e agli autori che qui non ho citato. Per critiche, consigli e suggerimenti, potete scrivermi a: rialtofil@gmail.com

ANNULLI o ANNULLAMENTI, cosa valgono???


Al valore dei francobolli usati, che é il parametro di valutazione più conosciuto, va aggiunto il valore degli annullamenti, che in certi casi supera quello del francobollo su cui sono apposti. Il catalogo che ne riporta le quotazioni è il Sassone annullamenti.

La scala di valutazione degli annullamenti (generalmente chiamati annulli, nel linguaggio comune) va da 1 a 13 punti e prosegue con gli R (annulli più rari, con quotazioni che superano i 10.000 euro).

Tradotti in quattrini cosa valgono, questi punti? Facciamo qualche esempio, valido per tutti gli Antichi Stati con l’eccezione del Lombardo-Veneto, e citando ovviamente il Sassone annullamenti:

13 punti su lettera: valgono 7.500 euro (1.850 euro, per un francobollo su frammento). 12 punti valgono 4.750 euro su lettera, 1.200 su frammento. 11 punti valgono 3.000 euro su lettera, 750 su frammento. Attenzione: a parità di punti, gli annullamenti del Lombardo-Veneto valgono ancora di più, e dato che sono i più quotati, ne riporto qui di seguito alcuni esempi:

13 punti: 11.000 euro su lettera (mica male!) e 2.750 euro su frammento

12 punti: 6.500 euro su lettera, 1.650 su frammento

11 punti: 4.000 euro su lettera, 1.000 su frammento

10 punti: 2.500 euro su lettera, 600 su frammento

Riconoscere gli annulli é importante e puó rivelarsi fonte di soddisfazione non solo estetica (per la bellezza straordinaria di alcuni annulli, come quelli a svolazzo) e culturale (per il frammento di storia locale che l’annullo potrà rivelare all’occhio più attento) ma anche economica, a condizione di tenere presenti tre regole fondamentali. Queste regole sono chiaramente descritte in prefazione al Sassone annullamenti, ma la mia sensazione è che mentre tutti utilizziamo un catalogo per i francobolli, la consultazione del catalogo annullamenti rimane la prerogativa di pochi.. e allora vale forse la pena di riassumerne qui l’ABC, ad uso di tutti e nella speranza di fornire un mio piccolo contributo alla trasparenza del mercato filatelico:

  1. le quotazioni degli annulli su lettera si riferiscono a lettere o documenti completi (esempio: busta priva di testo ma integra, con l’annullo di partenza e quello di arrivo) “affrancate con francobolli non difettosi e i bolli nitidamente impressi”. Sempre citando il Sassone annullamenti; un frontespizio completo vale la metà della lettera intera;
  2. per i frammenti, il valore dell’annullo presuppone “la presenza dell’impronta completa” del medesimo, condizione che non si potrà dire soddisfatta se l’annullo é incompleto e/o non é suscettibile di classificazione univoca (un annullo che termina in “ova” potrebbe riferirsi indistintamente a Mantova, Padova o Genova, per fare un esempio facile da capire);
  3. su francobollo sciolto, gli annulli valgono dal 10% al 20% della valutazione del frammento, a seconda del grado di completezza dell’annullo.

A titolo illustrativo, qualche esempio di frammenti con annullo ad impronta completa:

 

.. e un esempio di annullo non completo ma univoco (also sprach Ferchenbauer):

Un capitolo a parte meriterebbero gli annulli muti,  e a questi conto di dedicare il mio prossimo approfondimento. A titolo di anticipazione, vi presento qui il mio preferito: l’annullo “muto” di Venezia, che venne utilizzato soltanto per cinque settimane: dal 24 dicembre 1850 al 28 gennaio 1851!

Nel frattempo, due consigli:

  1. se qualcuno vi propone di acquistare in blocco la collezione che dorme in soffitta, prima di (s)venderla verificate sempre gli annulli sui francobolli (o sulle lettere) che a prima vista possono sembrare comuni, perché il loro valore potrebbe dipendere proprio dall’annullo postale !
  2. quando siete voi che comprate, ricordatevi le tre regole base riassunte all’inizio, e una quarta che vale per gli esemplari su lettera: il valore di catalogo si riferisce sempre all’annullo di partenza.

Cordialità filateliche,

Rialtofil

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