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Il fascino discreto della filigrana


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La diffusione delle banconote e quella dei francobolli sono indissolubilmente legate alla filigrana: in entrambi i casi, l’emissione é una prerogativa dello Stato e senza segni identificativi univoci, la proliferazione dei falsi assumerebbe proporzioni incontrollabili. Una banconota da 500 euro senza filigrana, la accettereste? Spero di no.. e un “Gronchi rosa” privo di filigrana, lo comprereste?  Ovviamente no.. eppure, di francobolli pre-unitari del “Granducato di Toscana” senza filigrana se ne vedono e se ne vendono, purtroppo, in quantità industriale (incompatibile con la percentuale di esemplari autentici privi di filigrana, che pure esistono ma in numero esiguo). Nella foto in alto potete vedere come si presenta la filigrana “a corona” di un francobollo di Toscana (prima emissione, anno 1851). In quella che segue, la filigrana a “linee ondulate” che caratterizza le emissioni successive (1857 e Governo provvisorio del 1860). Che differenza fa, in termini di quotazioni? Potrete scoprirlo al punto 6, se avrete la pazienza di leggere le avvertenze che seguono.

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Forse non tutti sanno che:

  1. la filigrana é un’invenzione italiana, il cui merito va alle cartiere marchigiane di Fabriano (v. bibliografia alla fine del testo);
  2. il primo francobollo della storia (il Penny Black inglese, emesso nel 1840) é caratterizzato da una filigrana a corona, che in Italia é stata introdotta soltanto in epoca tardiva (a partire dal 1863, per i francobolli del Regno): i francobolli di Sardegna non avevano filigrana, quelli Pontifici nemmeno, mentre Granducato di Toscana e Lombardo-Veneto avevano adottato una loro filigrana nelle prime emissioni rispettive (1850 per il LV, 1851 per la Toscana) come farà poi il Regno di Napoli, nel 1858 (filigrana con il giglio borbonico: la più bella secondo me, fra tutte quelle degli Stati pre-unitari!) Il Ducato di Modena usò carta filigranata, ma solo per i francobolli da 1 lira (emessi nel 1853) dato l’alto valore facciale dei medesimi. La filigrana dei primi francobolli italiani fu prodotta con i “ballerini” realizzati da H.W. Smith (lo stesso che preparò la filigrana dei francobolli inglesi) con carta prodotta dalla Turkey Mills di Maidston.
  3. Esistono anche francobolli dello Stato Pontificio della prima emissione (1852) che presentano parti di filigrana derivanti dalle scritte marginali del foglio; cioè PIETRO MILIANI FABRIANO, oppure  CANSON FRERES, oppure BATH: tutti fabbricanti della carta su cui furono stampati i francobolli di quella emissione.
  4. Gli esemplari della prima emissione del Lombardo-Veneto (carta a mano) con tracce di filigrana valgono il 50% in più di quelli normali, per gli esemplari usati (Sassone Antichi Stati, pag. 31); questo perché la filigrana era disposta al centro del foglio e pertanto non copriva tutti i francobolli: per l’esattezza, i frammenti di filigrana sono riscontrabili su 16 francobolli per ogni foglio,e  ogni foglio contava 240 esemplari;
  5. fra la prima e la seconda emissione di Toscana, le differenze di prezzo sono enormi (pensate al valore catalogo del francobollo da 1 crazia, o a quello del 9 crazie, e confrontate il valore catalogo delle due emissioni); una delle differenze é la carta utilizzata (carta bianca, a partire dal 1857) ma la filigrana é il modo più facile e immediato per distinguerli e riconoscerli: filigrana a corona come quella della prima foto, per l’emissione del 1851 (12 corone per foglio, separate da 5 linee orizzontali e 1 verticale; su alcuni francobolli é pertanto visibile soltanto un tratto di linea), e filigrana a lineee ondulate (verticali: quelle della seconda foto) per l’emissione del 1857, che venne utilizzata anche per i francobolli del Governo provvisorio sabaudo, nel 1860.
  6. A chi pensa che la filigrana sia materia noiosa, propongo questa raffronto: 9 crazie di Toscana con filigrana a corona: valore catalogo 400 euro (esemplare usato, tinta base); 9 crazie di Toscana con filigrana a linee ondulate: valore catalogo 9.000 euro (sempre per un esemplare usato, tinta base: un esemplare nuovo con gomma d’origine è quotato 75.000 euro); 9 crazie di Toscana senza filigrana: con ogni probabilità, valore catalogo zero (esemplari senza filigrana ne furono stampati, ma come prove di stampa, e valgono 200 euro ma solo quando son nuovi con gomma d’origine; se ve ne propongono di usati, senza filigrana, drizzate le orecchie: magari l’annullo é falso, e l’esemplare non vale nemmeno la carta su cui era stato stampato).
  7. Come osservare la filigrana??? (domanda banale, mi perdonino gli esperti ma non é per loro che scrivo!) Risposta profana: in controluce, come fareste con una banconota da 100 o 200 euro, prima di accettarla quando vi danno il resto di 500! Altro metodo, più affidabile: con una torcia ad ultravioletti, e in commercio se ne trovano a prezzi contenuti. Come ultima immagine, vi propongo la “madre di tutte le filigrane” (in materia filatelica) ossia la filigrana a corona del primo francobollo della storia (il Penny Black della regina Vittoria, anno 1840):penny E127same sheet
  8. Bibliografia minima: A.F. Gasparinetti, Aspetti particolari della filigranologia, in Industria della carta, Milano 1964 e A.F. Gasparinetti (a cura di), Osservazioni intorno all’arte di fabbricare la carta, Verona 1977.
  9. Alla filigrana utilizzata nei francobolli di Toscana, é dedicata un’ottima pagina in Cerruti e Guido, Antichi Stati Italiani Originali e Falsi, Aradeo 2007; per chi dispone del libro, si tratta della pagina 46.
  10. Per chi utilizza il Sassone Antichi Stati (edizione 2013), la riproduzione delle filigrane toscane si trova a pagina 402, quella della filigrana napoletana a pagina 160; la filigrana del Lombardo-Veneto é invece riprodotta a pag. 10, insieme con la lista delle emissioni filigranate (utilissima, dato che la carta filigranata nel LV non venne utilizzata per tutte le emissioni, ma soltanto per alcune).

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