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Parma e Romagne, i Governi Provvisori del 1859


Nel corso della seconda guerra di indipendenza, e in attesa dei plebisciti che ne avrebbero sancito l’annessione al futuro Regno d’Italia, governi provvisori vennero costituiti nel Ducato di Parma, in quello di Modena, nei territori pontifici chiamati Romagne (legazioni di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna) e infine nel Granducato di Toscana. Di particolare interesse collezionistico sono i francobolli emessi dal Governo provvisorio di Parma (27 agosto 1859) e da quello delle Romagne (1 settembre 1859). A differenza dei loro “cugini” modenesi e toscani, che in quel frangente storico si limitarono a riprodurre lo stemma dei Savoia, questi francobolli rappresentano un “unicum”, nella storia italiana.

Non dentellati (mentre i francobolli del Lombardo-Veneto già lo erano, nel 1859), privi di filigrana, vennero prodotti in tempi brevissimi (e per un periodo di tempo limitato) eppure denotano un senso estetico non comune, che li rese particolarmente ricercati fin dagli albori della “filatelia” (termine coniato nel 1864, dal francese Georges Herpin).

Quelli di Parma furono presto oggetto di innumerevoli riproduzioni, dato il valore economico elevatissimo che presto acquisirono sul mercato: i primi falsi risalgono a fine Ottocento, e il fenomeno prosegue ai giorni nostri, perché questi sono francobolli con quotazioni (in euro) a 3 o 4 zeri  (a condizione di essere autentici, ovviamente). Tanti erano (e sono) i falsi in circolazione che su questi francobolli venne pubblicata una delle prime “monografie” filateliche: Timbres des états de Parme, Modène et Romagne, di J.B. Moens, pubblicato a Bruxelles nel 1878 (!!!) e seguito (in Italia, qualche decennio più tardi) dalla insuperata monografia di Emilio Diena: “Ducato di Parma, emissione 1857 -1859 e Note sui Francobolli del Governo Provvisorio”.

Quel libro è ancora reperibile, ma le immagini sono purtroppo in bianco e nero; dato che i tempi sono cambiati e i colori aiutano ad apprezzare la bellezza degli esemplari originali, spero di fare cosa utile nel pubblicare qui alcuni esempi la cui autenticità è garantita da firme peritali di prestigio (in circolazione ci sono anche esemplari firmati da “periti” improvvisati, che firmerebbero qualsiasi cosa pur di incassare la percentuale d’uso, calcolata sul valore di catalogo).

Il  primo che qui vi propongo è firmato da Silvano Sorani, ed è la tinta più comune (si fa per dire, dato quello che vale!) del francobollo da 5 centesimi (quello che il Sassone cataloga con il numero 13):

..mentre il secondo è firmato da Guglielmo Oliva, ed è la tinta più rara del medesimo valore (verde azzurro, Sassone 12):

Il prossimo è un 10c. bruno (Sassone 14) firmato da Gino Biondi:

..e questo è un 20c. azzurro vivo (Sassone 15a) firmato da Alberto Diena:

Passando al Governo Provvisorio delle Romagne, i falsi sono generalmente più facili da riconoscere (ad un occhio esperto) perché privi del segno segreto dell’incisore. Quelli originali sono inoltre riconoscibili osservando (in alto, nella parola “bollo”) il tratto verticale della seconda L, che è più corto di quello della prima. Ne pubblico qui un esemplare che a me piace in modo particolare: un bordo di foglio su frammento firmato (sul dorso) da Alberto Diena e Giulio Bolaffi:

Caratteristica peculiare (anzi unica) dei francobolli delle Romagne è che questi mantennero la denominazione in bajocchi (al tasso di cambio di 5 centesimi per bajocco) del periodo pontificio iniziato nel 1503 e conclusosi per l’appunto nel 1859. Ricordi (ormai lontani) dei miei trascorsi universitari mi permettono di testimoniare che fino a non molto tempo fa, per riferirsi al denaro, i giovani romagnoli utilizzavano ancora (in tono scherzoso) il termine “baiocchi”, cosí come i loro omologhi toscani usano il termine “quattrini”: gli Antichi Stati pre-unitari non esistono più, ma nel linguaggio comune hanno lasciato un’eredità tenace quanto la passione di chi (da decenni) colleziona questi piccoli frammenti di Storia.

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Attenti ai falsi.. Achtung, Falsch!


Come difendersi dai falsi? Qualche suggerimento l’ho dato a questo indirizzo: http://rialtofil.com/2012/04/29/la-parola-ai-collezionisti-terzo-sondaggio-ebay-o-delcampe/

Premetto che nel tempo libero preferisco dilettarmi con esemplari autentici, piuttosto che occuparmi dei falsi altrui, ma dato che con l’estate proliferano invece i secondi, mi sembra utile segnalarne alcuni, perché nelle aste online raggiungono a volte quotazioni tali da far pensare che a cascarci siano in molti.. e allora parliamo almeno degli esempi più frequenti: se per alcuni si tratta di cose note, ad altri potremo evitare qualche delusione, di quelle che rischiano di allontanare molte persone dalla filatelia.

Esempio numero 1: il più divertente, lo chiameremo “leone post seduta di manicure”:

Di motivi per escludere l’autenticità di questo francobollo ce ne sono molti:

  • al giglio nello scudo mancano i pistilli (colpa della siccità?)
  • nella base della corona (parlo degli esemplari autentici), le pietre incastonate sono tre (disposte su un’unica riga), mentre questo ha tanti piccoli brillantini (versione John Travolta in Saturday Night Fever?)
  • la filigrana si è persa per strada – su questo aspetto rinvio a: http://rialtofil.com/2013/03/24/3008/
  • negli esemplari autentici, 3 delle 4 unghie del leone si protendono oltre il bordo dello scudo.. ma questo della foto è appena uscito da una seduta di manicure degenerata in amputazione parziale degli arti e bisogna capirlo, poverello.. attenzione perché di esemplari come questi ce ne sono molti (penso alle aste online, ebay in particolare) e nei Paesi Bassi risulta attiva una stamperia “in piena regola” (si fa per dire).

Potrei continuare ma direi che può bastare, per quel che riguarda questo bollo.

Esempio numero 2, le numerose imitazioni e riproduzioni del primo francobollo del Lombardo Veneto (Sassone 1):

Imitazione o riproduzione postuma perché? Innanzitutto perché le lettere N e T nella parola “centes” sono distanti, mentre nei francobolli originali la N tocca la T (la crazia superiore della N è unita a quella della T). Questa caratteristica è immediatamente riconoscibile in scansione, prima ancora di avere in mano (per averlo acquistato) il francobollo, quindi mi sembra utile segnalarla: anni fa ci sono cascato anch’io (mal consigliato da un sedicente perito di non chiara fama) e quindi so cosa si prova, a trovarsi in mano della carta straccia. Di differenze ce ne sono anche altre, ma con questa piccola dritta potete già andare “a colpo sicuro”.

Come si presenta un francobollo autentico, per quel che riguarda la distanza fra le lettere N e T? Eccone uno:

..e adesso potete confrontarlo con l’esemplare di cui sopra:

Esempio numero 3: un presunto primo francobollo del Regno di Sardegna (venduto con successo da un “artista” che di esemplari come questo ne ha piazzati parecchi):

Falso pacchiano, diranno gli esperti, ma dato che nessuno è nato esperto vogliamo lasciare da parte la “spocchia” di chi già sa e spiegarlo a tutti, il perché? Primo indizio: guardare l’angolo superiore sinistro, dove appare una perlina bianca nell’unico posto dove non dovrebbe essere (ovvero sull’angolo). Secondo indizio: negli esemplari autentici la lettera Q della parola “cinque” (in basso) è più alta rispetto alle altre lettere, mentre in questo esemplare è allineata con le altre.  Verifichiamo con un ingrandimento? Il prossimo è un esemplare autentico, guardate la posizione delle perline sull’angolo superiore sinistro:

..e confrontatele con la perlina angolare del falso:

Di differenze ce ne sono anche altre: lo zero che precede il cinque ad esempio è troppo largo (rispetto agli esemplari originali) e l’effigie del sovrano è alterata, ma in altri falsi più sofisticati di questo, la prova del cinque (la lettera Q più alta delle altre lettere) e quella della perlina angolare sono spesso gli unici indizi risolutori!

Esempio numero 4: un falso parmense (recentemente aggiudicato su ebay, e a rilanciare sono stati in molti):

Falso perché? Gli indizi sono molteplici e concordanti, ma i più facili da spiegare (per i non “addetti ai lavori”) sono due: 1. la cornice interna che è grossolana e continua, mentre negli esemplari autentici è sottile e interrotta in più punti; 2. la seconda lettera T nella parola Stati (se l’esemplare fosse autentico, il tratto graziato destro sarebbe più corto di quello sinistro: qui è addirittura più lungo). A titolo di confronto, quello che segue è un francobollo autentico e plurifirmato (Biondi, Diena e Sorani, perché con i francobolli del Governo Provvisorio di Parma vale il detto: melius abundare quam deficere):

Esempio numero 5: i falsi di Romagna.

DSC02658

Falsi perché? Un indizio permette di riconoscerli a  colpo sicuro: nelle riproduzioni manca il segno segreto dell’incisore (l’interruzione fra il cerchio centrale e quello angolare in alto a destra, nell’angolo superiore destro del francobollo). Secondo indizio (assente negli esemplari qui riprodotti, ma frequente in altri falsi e riproduzioni): le due L della parola “bollo” hanno la stessa altezza, mentre negli esemplari originali, il tratto verticale della seconda L è sempre più basso. A titolo di confronto, quello che segue è un esemplare autentico (gli “indizi” per riconoscerlo come tale sono indicati in rosso):

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Mi perdonino gli esperti se il tono di questa trattazione è volutamente divulgativo (e quindi non approfondisce certi dettagli “tecnici”) ma non è per loro che scrivo queste righe: è per i semplici collezionisti, che prima o poi (e soprattutto agli inizi) si sono fatti rifilare qualche riproduzione pagandola a peso d’oro. A chi volesse approfondire, consiglio l’ottimo libro di Antonello Cerruti e Luigi Guido: “Antichi Stati Italiani. Originali e falsi”, pubblicato dalla Grafiche Guido, già recensito nella “bibliografia minima” che ho pubblicato in queste pagine. A chi pensa che qualche altro esempio illustrato potrebbe rappresentare un servizio utile per la comunità dei collezionisti, chiederei soltanto di lasciare qualche stellina di incoraggiamento su questa pagina: è l’unica forma di “remunerazione” per un sito che, come avrete notato, non effettua vendite e non accetta pubblicità.

Grazie a tutti,

Rialtofil

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