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i 150 anni di Poste italiane a Palazzo Querini Dubois


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Dall’8 al 12 dicembre, Palazzo Querini Dubois ha ospitato la mostra itinerante allestita per il 150° anniversario delle Poste italiane (1862-2012). Palazzo Querini Dubois è una dimora storica sul Canal Grande, a due passi da quella che ospita Rialtofil e sullo stesso lato del Canale. Come resistere alla tentazione di fare una scappata? Quello che segue è un breve reportage fotografico. Un grazie agli organizzatori che hanno autorizzato la riproduzione fotografica del materiale esposto.

1) Partendo dal periodo pre-unitario, come venivano annullati i francobolli del Regno di Sicilia? A quei bolli dalla vita effimera (un anno soltanto!) ho già dedicato un articolo: http://rialtofil.com/2012/04/22/regno-di-sicilia-1859/ ma se siete curiosi di sapere come venivano apposti gli annulli “a ferro di cavallo” che ne accompagnavano obbligatoriamente l’utilizzo, eccovi la risposta:

AnnulliFerrodicavallo

2) Passiamo ai re di Sardegna che faranno l’unità d’Italia? Prima ancora di introdurre l’uso dei francobolli,  avevano ideato dei “bolli da utilizzare sui fogli di Carta Postale Bollata”, che i collezionisti conoscono con il nome di “cavallini”:

cavallini

..e quello che segue è il Manifesto camerale del 3 dicembre 1818 che disciplinava l’utilizzo dei “cavallini sardi”:

cavalliniMC

3) Arrivano i francobolli! I più noti fra quelli del Regno di Sardegna pre-unitario sono indubbiamente quelli della quarta emissione (1855). Come veniva impressa l’effigie del Sovrano?

TreLire

4) Che dire delle poste austriache che fino al 1866 ebbero giurisdizione sugli ex territori della Serenissima (e fino al 1859, anche su quelli della Lombardia)? Degna di nota è questa “promessa di taciturnità”: il giuramento di riservatezza che veniva richiesto agli apprendisti delle poste austriache e li impegnava a rispettare il segreto della corrispondenza. Questo della foto proviene dalla Dalmazia (dove ancora si parlava italiano, nella sua variante veneto-dalmata):

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5) Le cassette di impostazione come si presentavano, nei territori appartenenti all’Impero austro-ungarico? Questa era quella di Ala (Trentino, che austriaco rimase fino al 1918). Alla sua destra nella foto ne potete vedere una (in ghisa) delle Regie poste italiane:

CassetteImpostazione

6) Tempi duri dovevano essere, per i postini! Per difendersi dai banditi che infestavano le strade percorse dalle diligenze postali, in dotazione avevano queste:

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..mentre queste erano le cornette utilizzate (nel XIX° secolo) per annunciare “arriva il postiglione”! Se ci fate caso, sono proprio quelle raffigurate nei “cavallini sardi” di cui sopra (al punto 2).

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7) Plichi e pacchi postali andavano anche pesati, per determinare il costo del servizio. Nelle prossima foto, una bilancia a piatto quadrato del Granducato di Toscana e altre più piccole per la pesa della corrispondenza:

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8) Qualcuno forse ricorda che le poste italiane, in tempi non lontanissimi, si chiamavano PT: Poste e Telegrafi. A cosa assomigliavano i primi apparati telegrafici? All’incrocio fra un pianoforte e una macchina da cucire, verrebbe da dire alla vista di questo (uno Huges del 1855)! La tastiera alfabetica utilizzava tasti bianchi e neri come quelli del pianoforte, ma in effetti era soltanto l’antenata delle moderne tastiere da computer:

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..e a proposito di anniversari: tempo di festeggiare il primo compleanno di questo blog! Un grazie a chi ne ha accompagnato il cammino con apprezzamenti, critiche e suggerimenti, in questi primi 12 mesi di “vita” editoriale. A chi già si accinge a partire per le vacanze natalizie, un cordiale augurio di Buone Feste.. e a chi lavorerà fino all’ultimo giorno utile, un caloroso augurio di buon lavoro!

Rialtofil, dicembre 2012

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