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Il tesoro ritrovato, parte quarta: vetro, arsenico e vecchi segreti


Nelle puntate precedenti abbiamo visto come la Murano del XVII° secolo contasse 8.000 abitanti, dimore sontuose e chiese ormai scomparse, un suo Podestà (con sede nel Palazzo della Ragione, anch’esso scomparso) un libro d’oro e svariati privilegi. Da dove veniva tutta questa ricchezza, in un’isola che qualche secolo prima viveva essenzialmente di pesca e saline? Dalla capacità di preservare (nei “secoli bui” delle invasioni barbariche) e successivamente portare a vette ineguagliate (di perfezione e creatività) un’arte antica di cui troviamo già traccia negli scritti di Plinio il Vecchio (Naturalis historia) e Strabone (Geographica XVI° libro, 2,25) nel primo secolo dopo Cristo.

Un’arte antica, nata sull’altra sponda del Mediterraneo (“la parte della Siria che si chiama Fenicia e confina con la Galilea“, scrive Plino il Vecchio), già prospera in epoca romana (ad Aquileia in particolare) e poi rinata grazie ai profughi che sulle ceneri dell’Impero seppero creare una nuova civiltà in laguna e avviare una produzione di cui quest’isola (a partire dal 1295) venne a esercitare un monopolio gelosamente protetto dalla Serenissima Repubblica di Venezia che (come vedremo) ricorse a tutti i mezzi disponibili per evitare che certi segreti di fabbricazione venissero esportati e sempre cercò di trattenere (colmandoli di attenzioni) gli artigiani attratti dalle offerte delle potenze straniere (che se li contendevano a peso d’oro). Di cosa stiamo parlando, e quanta ricchezza produceva questa forma d’arte?

VEzXVII° ALVISE CONTARINI 1676-1684Per illustrarlo, partiamo da questa moneta: un “ducato d’oro del valore di 18 grossi d’argento” (decreto del Maggior Consiglio del 1284) pari a 3,5 grammi di oro zecchino (con 997 millesimi d’oro, è la moneta più “pura” della storia e a partire dal 1545 verrà chiamata semplicemente “zecchino”). Questo della foto risale al Dogado di Alvise Contarini (1676-1684) ed è quindi coevo alla carta di Murano da cui siamo partiti per questo viaggio nel tempo. Perché questa moneta? Perché otto milioni di ducati d’oro era il “fatturato” del vetro di Murano secondo gli storici del settore.

Facciamo qualche conto? Otto milioni di ducati moltiplicati per 3,5 grammi d’oro = ventotto tonnellate d’oro (28 milioni di grammi). Alla quotazione attuale dell’oro, corrispondono a 840 milioni di euro. Divisi per gli 8.000 abitanti dell’epoca, se il dato è corretto, farebbero 105.000 euro a testa (prodotto interno lordo “pro-capite”, bambini compresi). Al giorno d’oggi (e senza contare la differenza nel potere di acquisto, che all’epoca era superiore) il medesimo settore fattura all’incirca 100 milioni di euro all’anno (erano 150 milioni di euro nel 2006):

http://www.distrettidelveneto.it/index.php?option=com_content&task=blogsection&id=54&Itemid=130

Da cosa nacque, allora, la “crisi muranese” che nella prima metà dell’Ottocento portò alla demolizione di tanti gioielli architettonici, e quali similitudini presenta con la crisi che negli ultimi anni ha nuovamente colpito quel medesimo settore portante dell’economia isolana? Quali lezioni se ne possono trarre per risorgere dalle ceneri come la Fenice, e come già accadde nella seconda metà dell’Ottocento? Nessuno ha la bacchetta magica e non è qui che troverete la risposta, ma agli esperti che stanno affrontando la questione vorrei semplicemente offrire qualche spunto di riflessione partendo da un dato di fatto, che mi pare evidente: oggi come allora, l’economia isolana si deve confrontare con un duplice ordine di problemi I) le carenze dei governanti II) la concorrenza straniera.

VEAssi90Nella prima metà dell’Ottocento la concorrenza a basso costo (nel settore che qui ci interessa) era quella boema. La Boemia era una delle gemme della corona austro-ungarica, e quando Venezia venne consegnata in mano austriaca (per due volte: con il Trattato di Campoformido nel 1797 e con quello di Vienna nel 1815) il colpo per Murano fu durissimo: un po’ come se un domani la Repubblica italiana venisse smembrata e il Veneto venisse assegnato alla Repubblica Popolare Cinese, che infatti ha già insediato una sua folta “quinta colonna” a Venezia (perdonatemi la battuta).

Non è un caso o una coincidenza (a parere di chi scrive) se le chiese e i palazzi nobiliari che vennero incredibilmente demoliti (come spiegato nella puntata precedente) lo furono proprio nel periodo della seconda occupazione austriaca, e non è un caso se nel 1796, quando si organizzavano gli ultimi tentativi per difendere quella Repubblica che sarebbe stata travolta dagli eventi (o dall’ignavia dei suoi dirigenti) a Murano si contarono 500 “militi volontari”, che era un numero enorme rispetto alla popolazione dell’isola.

SanMarco

I muranesi si distinsero ancora quando da Chioggia a Palmanova, passando per Vicenza ed Osoppo, la rivoluzione del 1848 (iniziata a Venezia, con la presa dell’Arsenale) diede vita ad una nuova Repubblica Veneta, retta dal governo provvisorio di Daniele Manin. Cacciati dalla laguna, gli austriaci la misero presto sotto assedio e nella primavera del 1849 (quando le truppe imperiali avevano ormai ripreso con la forza tutte le città della terraferma) agli assediati venne a mancare tutto, compresa la polvere da sparo. Ebbene, a produrla in loco fu il farmacista muranese Antonio Colleoni, che già si era distinto come capitano della Guardia Civica e comandante di piazza: dalle erbe medicinali alle “polveri piriche” il passo fu breve, per l’esperto chimico che aveva aperto quella farmacia nel 1841 e che (pur essendo nato altrove, e quindi “foresto”) diventerà il primo Sindaco di Murano quando nel 1866 il Veneto entrerà a far parte del Regno d’Italia.

1848 VE 217E 5lire1848 II°tipo

La farmacia porta ancora il suo nome e si trova in Fondamenta dei vetrai (ai piedi del Ponte longo che attraversa il Canal grande di Murano). Al Colleoni muranese è dedicata anche l’omonima Fondamenta e ai nostalgici che vagheggiano del “buon governo austro-ungarico” verrebbe da chiedere come mai (se era così “buono”) i veneziani e i chioggiotti e i muranesi non vedevano l’ora di liberarsene, e per farlo rischiarono tutto con la rivoluzione del 1848: se fosse stato così illuminato come alcuni sostengono (e nelle campagne forse lo era, perché si appoggiava sui proprietari terrieri), i veneziani se ne sarebbero stati quieti a curare i loro affari e oggi magari parleremmo tedesco, oltre a bere lo “spritz” all’ora dell’aperitivo. La numerazione delle case nei nostri sestieri la introdussero loro? Certo, ma era semplicemente per tassarle meglio: se l’intenzione fosse stata quella di agevolare il viandante o il postino, non avrebbero optato per un sistema che conta 5.000 numeri civici in media e a serpentina, per ogni sestiere di Venezia. Se l’avessero veramente amata, non l’avrebbero bombardata e a più riprese (!) come fecero nel 1849, senza riguardo alcuno per chiese e monumenti:

http://rialtofil.com/la-foto-del-giorno/

La concorrenza boema (agevolata o comunque non ostacolata dall’occupante austriaco) fu dunque un colpo fatale, eppure i muranesi seppero trovare le energie e le intelligenze per una ripresa economica spettacolare già nella seconda metà dell’Ottocento, e l’isola ritrovò la sua prosperità. Una di queste intelligenze fu Vincenzo Zanetti, dal quale ho tratto alcuni dei dati qui citati (quello sugli 8 milioni di ducati, ad esempio). Una delle circostanze che facilitarono la ripresa fu invece la cessazione della dominazione austriaca (1866) ed il conseguente ripristino di una qualche forma di sovranità nazionale che non aveva più interesse ad aiutare la concorrenza boema ma piuttosto a fronteggiarla, come già aveva fatto la Serenissima. A scanso di equivoci, viste le possibili analogie con la situazione attuale, sia chiaro che questa pagina non intende fare “politica” ma divulgazione storica, e a chi vorrà leggerla offre solo qualche spunto di riflessione: ognuno di voi potrà trarne le conclusioni che vorrà, a seconda della sua sensibilità e dei suoi propri convincimenti.

Come si misura la “ripresa” econcomica dell’isola in quel periodo? Un primo importante indizio lo offre Marco Toso Borella (alla voce “abitanti”, nel suo “Dizionario di Murano”):

“Nel 1821, 4.400 anime (1500 in San Donà, per la gran parte “vignaioli o pescatori” e 2900 in San Pietro in maggior misura “occupati nelle fornaci”);
Nel 1904, 7.250 anime (lavoravano nell’isola 3000 operai, di cui 600 veneziani e buranelli)”.

La ripresa economica è visibile anche da piccoli dettagli di vita quotodiana come quello che segue: il raddoppio delle corse che collegavano Murano con Venezia, deliberato nel 1887. Al momento si parla invece di ridurle, ed è un “dettaglio” che dovrebbe far riflettere.

MunicipioMurano

Una prima crisi (e questo pochi lo ricordano) Murano l’aveva già conosciuta nel XVII° secolo: la “guerra degli specchi” del 1664, quando il re di Francia Luigi XIV° (detto “re Sole”) e il suo potente ministro Colbert (che di economia se ne intendeva) riuscirono ad attrarre alcuni maestri muranesi a Parigi per avviare una produzione su larga scala: Luigi XIV° si era messo in testa di costruire una nuova reggia, a Versailles, con l’obiettivo di farne la più sfarzosa del mondo. Dal canto suo, Colbert che sapeva fare di conto aveva capito i margini di profitto enormi di quel “business” che trasformava la sabbia in monete d’oro, e l’interesse di poter contare su un’industria nazionale anche in questo settore.  Risultato? Nel giro di pochi anni Murano conobbe “una grave crisi d’identità e di produzione, a sua volta foriera di nuove massicce emigrazioni che continuano per tutto il Settecento coinvolgendo anche le produzioni delle conterie (perle a lume) e delle margherite (perline forate)”.

Da cosa era stata innescata questa prima crisi, oltre che dagli appetiti altrui? Dall’errore di prospettiva che aveva portato alcuni muranesi ad accettare le offerte commerciali di una potenza straniera, esportando il loro savoir faire e alcuni segreti di fabbricazione. “Nulla di nuovo sotto il sole” – commenteranno forse alcuni amici, che ben conoscono le origini della crisi attuale – ma una volta imparati tali segreti e avviata la produzione in Francia, i francesi congedarono le maestranze muranesi accusandole di essere “incostanti, volubili e di pessimo carattere”. I transfughi a quel punto rientrarono in patria, ma le quote di mercato no: i francesi ormai avevano imparato a farseli da soli, quegli specchi che adorneranno la reggia di Versailles nel 1682:

http://it.wikipedia.org/wiki/Galleria_degli_Specchi#La_Galleria_degli_Specchi

A chi volesse approfondire, consiglio questa lettura: “I servizi segreti di Venezia” (Paolo Preto, 1994) dal quale apprendiamo ad esempio che quando Ferdinando de’ Medici  convinse alcuni maestri vetrai ad aprire una fornace a Pisa, il successo di quella prima “esportazione di tecnologia” fu all’origine di una piccola diaspora (a metà del 1600) le cui dimensioni cominciarono a destare preoccupazione a Venezia. Per porvi un freno e lanciare un “segnale” inequivocabile, la Serenissima ricorse ad alcune misure di varia natura, alternando carota (gli incentivi al rientro) e.. bastone. In che senso? Giudicate voi: nel 1658, il maestro vetraio Giovan Domenico Battaggia venne trovato morto per ragioni su cui esistono due versioni ufficiali. La prima è quella del medico (veneziano) di famiglia, secondo cui il decesso era dovuto a “quest’aria di Pisa che nella staggion del caldo è pessima e dolorosa”. La seconda, avvalorata da una confessione scritta di tale Bastian de’ Daniel, parla invece di un veleno personalmente consegnatogli dagli Inquisitori (della Serenissima) “col quale ho tolto di mezzo anche altri due operai, come è ormai di pubblico dominio a Murano”. Quale che sia la verità su quel decesso (altre morti simili si verificarono durante la “guerra degli specchi”), fra il 1659 e il 1660 tutti i transfughi (in terra toscana, che allora era terra “straniera”) rientrarono in laguna.

FoggyMurano

Altri tempi, altri metodi.. fra quelli descritti in quel libro (che per la verità accenna anche alla politica di “incentivi” messa in atto dalla Serenissima per tutelare la produzione in laguna) e la resa incondizionata ad una concorrenza fatta di prodotti a basso costo (ma di pessima qualità) si potrà ben trovare la giusta via di mezzo (“in medio stat virtus”), senza ricorrere all’arsenico: perché sarà anche vero che l’Italia ha vissuto una crisi economica particolarmente lunga, ma è anche vero che per i prodotti di qualità la domanda internazionale è in crescita costante e che questo settore ha conosciuto altre crisi cicliche (come ho cercato di dimostrare) ma sempre ha saputo risollevarsi e spiccare il volo, come questo gabbiano del compianto Maestro Gino Cenedese, ed è questo il mio personale augurio ai muranesi per il 2014. Manufatti come questi sono inimitabili, e se ne fanno solo in quest’isola che nelle fornaci ha forgiato anche il carattere dei suoi abitanti: “nemici dichiarati dell’ignavia e dell’ozio, naturalmente intelligenti, industri ed operosi, ritraendo qualche cosa dalla natura del fuoco e del vetro” (Vincenzo Zanetti).

GinoCenedese

Il seguito? Alla prossima puntata,

Rialtofil

15 gennaio 2014

Le foto sono mie ad eccezione di quella del manifesto avviso del 1877, che è tratta da: “L’Archivio municipale di Murano 1808/1924” (Sergio Barizza,Giorgio Ferrari).

Per saperne di più sulla Murano scomparsa, rinvio all’ottimo sito di Marco Toso Borella:

http://www.isolainvisibile.it/

Per qualche informazione in più sulla monetazione veneziana:

http://rialtofil.com/2011/12/29/72/

Per leggere la “puntata” precedente:

http://rialtofil.com/2013/12/02/il-tesoro-ritrovato-murano-comera-nel-1600-parte-terza/

Per una visita al Museo del vetro (sempre consigliata), corre l’obbligo di segnalarvi che al momento è oggetto di lavori di restauro co-finanziati dall’Unione europea; lo spazio visitabile è di conseguenza ridotto (così come il biglietto di ingresso):

http://museovetro.visitmuve.it/it/il-museo/sede/la-sede-e-la-storia/:

A lavori ultimati, Rialtofil vi aggiornerà su quella che è una delle eccellenze dei musei civici veneziani. A chi volesse approfondire le motivazioni economiche che nel 1848 portarono i veneziani (con i muranesi e i chioggiotti!) a sfidare un Impero, cacciare con la forza gli occupanti austriaci, riappropriarsi della propria sovranità e conservarla contro ogni avversità fino all’agosto del 1849, consiglio invece questa lettura:

http://www.einaudi.it/libri/libro/paul-ginsborg/daniele-manin-e-la-rivoluzione-veneziana-del-1848-49/978880614972

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Venetian Life Glossary. Piccolo glossario di vita veneziana


Venezia è un posto talmente speciale, che alcuni termini sono di uso corrente soltanto qui, ragion per cui mi sembra utile illustrarli con qualche immagine. In questa pagina ne troverete alcuni, in ordine alfabetico. Trattandosi di informazioni principalmente destinate agli amici stranieri, ho deciso di optare per l’inglese. Le foto sono mie, e gli errori eventuali di traduzione anche; se vorrete segnalarli, o suggerire altre “voci” per questo glossario, l’indirizzo è Rialtofil@gmail.com

Venice being a very special place (I would say unique!), there are words that are mainly (sometimes solely!) used in Venice. On this page you will find some of them, in alphabetical order, with a short explanation. Unless otherwise indicated, all pictures have been taken by myself. Stay tuned, because this is work in progress and will be updated on a regular basis. The “cover” picture was taken from my windows, the day of the Regata Storica (see below, under “Appendix”).

ALTANA: where the venetian ladies used to get blonde or almost blonde under the sun (I will not tell you the trick, but the colour is still called “biondo veneziano”); nowadays they simply get tanned or enjoy a prosecco with friends. It is a kind of “roof on the roof”, and must comply with very strict rules as regards the materials used.

BANDE (“parapetti”, in Italian): the item missing in this bridge, one of the few which still is the same as they all were under the Venice Republic (if you don’t trust me, feel free to double-check in the Canaletto paintings). The legend says that when the Austrians occupied the city (after the fall of Napoleon) so often were they falling in the canals (sometimes because of the strong local wine, sometimes “helped” by the locals) that they decided to furbish every single bridge with two “bande laterali” (lateral walls).

BARENE: strips of land not suitable for the building industry (with the high tide you would have water up to your knees) but so suitable (and crucial) for biodiversity. Almost destroyed by erosion in the Southern lagoon, because of the (too) deep canals dredged in the 20th century to accomodate the needs of (too) big ships, they still cover a large part fo the Northern lagoon, from Murano to Burano and beyond. The small canals flowing inside the barene are called GHEBI.

BRICOLA (plural BRICOLE): essential part of the landscape in the two lagoons (Venice and Marano, still connected to each other by inner canals) they serve two main purposes: to moor the big boats (for smaller boats, we use single “PALINE”); and to indicate the canals where (even with low tide) you can safely sail at any time of the day. To make a “bricola” you need to bind together 3 paline, but some have 5 or 7. As for the roses offered to the ladies, their number is uneven (two paline do not make a bricola). At the crossroad of two canals, they are called DAMA and a fourth palina is added in the middle to carry the special signs or lights that make a “dama” (dama like “Lady”, in Italian).

CAPITEO (Italian: capitello votivo): as you can see in the next picture (taken in front of San Francesco del Deserto, close to Burano), BRICOLE may also serve a religious purpose, to support CAPITEI (venetian plural for capiteo). They are so simple but so beautiful, and most of them have been made by fishermen.

COCAI = Seagull! They are the true kings (or Queens?) of the lagoon, often having a rest on a “bricola”(see above), which serve them as a throne. May I introduce mine? A masterpiece of blown glass by Maestro Gino Cenedese, entirely made in Murano:

Seagull

CORTE SCONTA (venetian for “nascosta”): hidden court (or place, in general). For more information, ask Corto Maltese (the cartoons character created by Hugo Pratt, who used to live and work in the Malamocco village.. right in front of the Poveglia island):

FELZE: until the early 20th century, gondolas used to have a cabin (called FELZE) to protect its passengers from weather conditions (and incidentally, to preserve their privacy). For more information I recommend the official website of the gondola makers, where you can learn much more: http://www.elfelze.org/index.php?option=com_content&view=article&id=8&Itemid=32

FONTEGO: warehouse and homeplace of the merchants of Venice. The Italian word for Fontego is FONDACO, and the two words are equivalent. In this picture you can see two of them: from the right to the left, Fontego dei Turchi e Fontego del Megio.

JULIA: no need for translation, there is only one Julia with these emerald eyes and she is the co-author of this blog.

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MURAZZI: long barrier made of stones, erected by the Venice Republic (and later strenghtened, after the floods of 1966) to protect the two strips of land which separate the lagoon from the open sea: Pellestrina (almost in its entirety) and the western part of the Lido island (where the Murazzi start shortly after the Excelsior Hotel). It is a popular place for biking, sun bathing and.. testing your building skills:

NISSIOETI (Italian: NIZIOLETI): street signs, so called because they are (were) as white as the cleanest blankets (in venetian: NISSIOI). The street names in Venice are fascinating, often unusual and sometimes very surprising. Their origin and meaning can be found in “Tassini, curiosità veneziane”, a book written in the 19th century which is a goldmine of information and can be consulted online at: http://venicexplorer.net/tradizione/topos/

PALINA where we moor our small boats (for the big ones see: BRICOLA, which is made of 3 or more PALI). They are not all like this one, but the personal touch given by the owner of this one (in Murano, close to the San Donà bridge) is really cute:

PATERA: to these stone gems called PATERE (singular: patera, with accent on the first A) I have devoted a separate entry. May I humbly refer to it? You can read it at: http://rialtofil.com/2012/08/14/patere-veneziane-cosa-sono-dove-trovarle-e-dove-farne-fare-una-su-misura-per-voi/

PORTA d’ACQUA: for many centuries, the main entry of venetian building was not the one on the street (streets were not paved, by the way!) but the door open on the canal: http://rialtofil.com/2011/12/19/porte-dacqua/ This is very visible in the Canal Grande but also in the smaller canals such as this one (Rio dei Miracoli):

RIO: small Canal, like the one of the next picture (Rio dei Meloni). Those which were covered and paved to make a street are now “Rio terà” (interrato, in Italian). More information, by Gigio Zanon, at: http://venicewiki.org/wiki/Toponomastica

Riodeimeloni

SCURI: in Venice they are always green like the ones of these window, from which Rialtofil enjoys the Grand Canal. They are precious in summer time, when they protect us from the heat of the sun.

Casa

SOTOPORTEGO: covered passage connecting two streets, it provides us with: shadow when the summer is too hot, a good shelter in case of rain, and a safe harbour for the young “morosi” (for many of whom, this was the place of the first kiss):

SQUERO (probably da “scure”, one of the tools used to cut the wood by the “mastri d’ascia”): the place where traditional wooden boats are still made, in Venice. The one in the  next picture is the Squero di San Trovaso, close to Fondamenta delle Zattere, but there are many others still active in the lagoon!

Squero

VERA (DA POZZO): until the 19th century, the supply of drinking water in Venice was ensured by a combination of groundwater and rainwater which was stored in the  simplest and most effective way: the water was collected in every campo (square) and filtered by two layers of sand. The result was clean water for everybody, thanks to very strict rules on the use and maintenance of the wells. Every well in Venice has a story to tell, and the story teller are these stones (the “vere da pozzo”). The one in the picture belongs to the Fontego dei Tedeschi, and can be seen in its inner court:

APPENDIX:

Miscellaneous (without pictures)

ARSENALE (in venetian: arzanà): the fortified shipbuilding district where the Venice Republic used to employ up to 16,000 people. Those (proudly) working in what used to be the biggest European factory were called “ARSENALOTTI”, and a very ambitious social housing project was created for them, in what is now the SESTIERE of Castello. The Venetian Arsenale is widely quoted by Dante in its Divina Commedia.

BACARO: that’s where you can drink something and enjoy “cicheti” (see below, under letter C); in the Rialto area (after the bridge, in the San Polo district) you can find many; my favourites are listed here: http://rialtofil.com/2012/08/01/rialtofil-ha-traslocato/

BARBACANI: pictures speak better than words, and the “Prince of Barbacani” can be seen here: http://alloggibarbaria.blogspot.it/2013/03/il-principe-dei-barbacani.html PS an excellent explanation (in English) of this unusual word was already made by another blog, to which I would like to refer: http://ytaba36.wordpress.com/2012/08/07/barbacani/

BATEO: synonym for “vaporetto” (see below,under letter V).

CA’ FARSETTI: the City Council. Ca’ = CASA, and this is the way most historical buildings are still called, from the name of the old  family owners.

CAFFE CORRETTO: depending on the season (and on the barman) it might mean a cup of coffee with some GRASPA (see below), or a generous cup of GRASPA with a small tiny quantity of coffee.

CAIGO (with accent on letter i): the special fog which makes the lagoon so mysterious in the winter months (November and December in particular): so thick that sometimes one can’t see the other side of a canal! Someone even says that these are the best conditions for appreciating the special misty beauty of Venice.. the weather here truly offers 4 seasons and each of them has very distinct features, like in Vivaldi’s “quattro stagioni” masterpiece. My advice is to enjoy each of them!

CANALASSO: the venetian nickname for CANAL GRANDE. Adding the letters “asso” at the end of the word “canal” gives a touch of British understatement (or self-irony), when referred to what is normally considered the most beautiful “street” of the world: “xe tuti rovinassi” (“they are just old ruins”) and we are speaking about properties which are negotiated (when they are on sale) at the price of € 40 million, on average (Ca’ Corner della Regina was recently bought by Prada, for this price).

CAVANA: where would you park your car when it snows outside? In your box, probably. “Cavana” is a shelter (roof + walls, but without floor: the water is its floor!) designed to host your boat in case of adverse weather conditions.

“CIAO VECIO”: this is how venetians call each other, even when they are 15 years old: “vecio” = old, it is ironic and means “old friend”. But don’t say it to girls (ciao vecia is not polite, especially if the one saying it is a man).

CICHETI: small food, served in small dishes (or in TRAMEZZINI). Don’t confuse it with “fast food” because it is not: being made on the spot with products “of the day” (= fresh and healthy), the quality of such “small” food is often remarkable.

“COPARLI TUTI”: that’s what you may hear locals saying if: you are sleeping or having pic-nic on the steps of the narrow bridge that venetians need to cross to get to work. Or, if you are standing in the middle of an overcrowded vaporetto with your 5 pieces of luggage when people need to get off the boat. Or, if you dump your plastic bottles (not to mention other items) in the nearest canal. Nobody has ben “killed” until now, but if you decide to spend some days in a place which is so unique and fragile, my advice is: respect the place if you want to be respected.. or go somewhere else, please. PS “MI TE COPO” is also what we sometimes tell our children when they do something wrong. I can reassure you on the fact that no blood on the floor follows, after the warning.

“FAME BEN” (make a good price to me): that’s what we say when we negotiate a price “for venetians” (which means lower, because most venetians have to live in the most expensive Italian city with an average Italian salary, and this is only possibile if we help each other!). Be aware that this will not work if you say it with a strong American (or Russian) accent, or even just with the accent of a “FORESTO” (see below).

FORESTO: anyone not living in the lagoon. Do you come from New Zealand? “Foresto”. Do you come from Padova? “Foresto”. No difference and no discrimination based on nationality, as you can see:)

GHEBI: the small canals which flow inbetween the BARENE (see above).

GOTO: “glass” (bicchiere) in the making, in the language of the Murano glass blowers.

GRASPA: eau de vie (in French) Schnaps (in German) Grappa (in Italian)… if translation in your language is not available, be careful before trying it, or try caffé corretto, first.

MARANGONA: the oldest bell still active in Piazza San Marco. “Marangoni” are the carpenters, whose working hours were dictated by the sound of this bell.

MOROSO, MOROSA (boyfriend, girlfriend): the one you love (from old Latin AMOR). Much more romantic than “boyfriend and girlfriend” or “fidanzato e fidanzata” (their Italian equivalent)!

MUGER (from old Latin MULIER): woman. When venetians say “LA MI MUGER” they refer to the woman sharing their life, irrespective of marriage (more or less with the same meaning as “ma femme” in French and “mi mujer” in Spanish).

OMBRA: glass of wine

“PARON DE CASA” (Landlord, or “Master of the place”): this is the way venetians call the bell tower of Piazza San Marco (from which you can enjoy the best overview of the lagoon). For many centuries, when people had no watch and no mobile phone, its five bells were the “master” of social and economic activities by marking the time, each of them with its unique sound. One of them (la MARANGONA) is still the original one, the others were replaced in 1912: http://venipedia.it/monumenti/campanile-di-san-marco

PEOCIO: Italian “cozza” (shellfish with black shell) but also “mean person”: “xe un peocio” is what we say (in venetian jargon) when we want to refer to someone greedy!

REGATA STORICA: the most important of the many regattas (this word was invented here!) organised in the Venice lagoon, it takes place on the  first Sunday of September. The tradition is so old and strong that this event has its own official glossary: http://www.regatastoricavenezia.it/rs.php?pg=29&lang=en

REGATA DEE BEFANE: it takes place on 6 January (befana day, in Italy) close to the Rialto bridge. Its special features? 1st: due to the season, it is not unfrequent to row under the snow (and the snow in venice.. is just magic!) 2nd: those who row are men dressed like old women (“befane”), with long skirts and funny scarfs!

SCHEI: money. If you are curious to see how venetian coins looked like, you can have a look at: http://rialtofil.com/2011/12/12/monetazione-veneziana-nota-introduttiva/

SESTIERE (plural: SESTIERI): the venetian districts. While roman cities were divided in “quartieri” (from old Latin QUATER = four) the shape of Venice did not fit at all with this traditional partition. This is therefore the only city where the districts are called SESTIERI (from old Latin SEXTARIUM = sixth part of)! The shape of the iron that you can see on the prow of every gondola, according to the tradition, would remind the 6 sestieri. In fact, its mission is to counterbalance the weight of the gondolier, who stands on the opposite side of the boat. Gondolas are 10.75 metres long, and driving them requires outstanding skills indeed!

SGROPPINO: one third of prosecco, one third of vodka, and lemon ice cream happily swimming inside. Normally served at the end of dinner, if the dinner was not “small food”, and it makes miracles.

SPRITZ: everybody knows what it means, no need to explain it here. Less and less trendy, by the way, and insane: why mixing wine with water ?! My advice: try a good Prosecco, instead!

SQUERARIOL: gondola maker. Yes, gondolas are still made in Venice, and the place where they are made is called SQUERO.

“STAME BEN”: take care of yourself, sometimes used instead of “SE VEDEMO” (see you) when you part from someone.

“TI XE MATO” (you are crazy): take it as a compliment. Venice is a special place for special people, and a little touch of “madness” here is absolutely normal/necessary. If you propose a smart new idea and the answer of your friends is “ti xe mato”, it means: ” go ahead”. If the idea is really crapped, your friends would rather say: “ti xe fora” (you are out of mind) or “ti xe mona” (translation not available, for the time being;-))

TOLA, TOLE(T)TA (in Italian: tavola, tavoletta): long piece of wood used to cross the canals, when (and where) the stone bridges had not yet been built. To remind us of this old tradition, in Venice you can count no less that 6 street named after “tola” or toleta”, and an excellent bookshop called “TOLETTA”. On the same street, one of my favourite restaurant (“Ai Artisti”, close to the Accademia bridge) offers a view on one of the canals where “tolette” have been (for a long time) the only kind of bridge available.

TRAMEZZINI: small triangles of soft bread filled in with fresh products of the day. In Venice we walk a lot and, instead of having two big meals sitting in a restaurant, we enjoy having small food several times a day, together with a drink. Long life to tramezzini (with one zed, in venetian), and once you try them you will understand how much they contribute to the venetian art of living!

VAPORE (or vaporetto): this is the way we still call the “water bus” introduced in the 19th century, although these boats now use diesel engines: http://rialtofil.com/2012/11/18/da-venezia-col-vapore-1850-1866/

VECIA CARAMPANA: someone who used to trade her charme agains remuneration and, after getting “retired” from the job, tends to preach and teach moral vertues to the others. The nickname “carampana” comes from Ca’ Rampani, where this kind of professionals used to practice in the old days.

VENESSIAN: this is how venetians call themselves (instead of “veneziano”, which is the Italian form) and the language they speak with each other. Although very similar to Italian (but closer to Latin, since Venice did not experience any foreign occupation until 1797!) venetian has its own features and is still spoken by almost everybody living in the lagoon (new venetians included!) This is part of an effort to preserve our identity (while being understood by the average Italian), in a city which is hosting more than 20 million visitors every year (while the number of residents keeps on declining), and due to this huge pressure, would otherwise risk “loosing its soul”: Venice is more than its stones, and those visiting it are more than happy to find something more than “another Pompei”!

“VE VOGIO BEN”: “I love you” (who are reading this glossary) because if you have taken the time to read this.. you probably want to understand more about my beloved city, hence I wish you will be able to fully enjoy its unique features and treat it with respect , when visiting it.

Text and pictures by:

Marco Gasparinetti

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